Non ci sarà alcun blocco dei social network per i minori di 15 anni in Francia a partire dal prossimo 1° settembre. Il Consiglio costituzionale (Conseil constitutionnel) ha infatti bocciato l’articolo 1 del controverso provvedimento fortemente sostenuto dal presidente Emmanuel Macron.
Secondo i “Saggi” di Parigi, la misura costituisce una «violazione sproporzionata, non necessaria e non opportuna» della libertà di espressione e di comunicazione garantita ai giovani.
Le ragioni della bocciatura: estensione eccessiva e privacy a rischio
Accogliendo il ricorso presentato a fine luglio dai deputati di opposizione di La France Insoumise e del Partito Socialista, la Corte ha pur riconosciuto la fondamentale «esigenza costituzionale di tutelare l’interesse superiore del minore». Ciononostante, ha individuato due criticità strutturali nella norma:
- Un perimetro di applicazione troppo vasto: Il divieto non avrebbe colpito soltanto i grandi feed e piattaforme come TikTok, Instagram e X, ma si sarebbe esteso indistintamente a servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp, Messenger), canali video come YouTube, piattaforme di gaming online e persino siti formativi e d’informazione i cui rischi per la salute psicofisica dei ragazzi non sono stati concretamente dimostrati.
- Rischi per la tutela dei dati personali: L’obbligo imposto alle piattaforme di verificare l’età degli utenti al momento dell’iscrizione difettava di tutele normative e paletti operativi chiari, creando potenziali vulnus per la riservatezza e la privacy dei cittadini.
Cosa cambia: resta il divieto negli istituti scolastici
La decisione del Consiglio costituzionale riguarda esclusivamente l’accesso ai social network. Nessun impatto, invece, sul divieto di utilizzo dei telefoni cellulari all’interno delle scuole superiori, altra misura chiave inclusa nel medesimo impianto legislativo, sulla quale i giudici non sono stati chiamati a pronunciarsi e che entrerà regolarmente in vigore con l’inizio del nuovo anno scolastico.
La reazione dell’Eliseo e l’orizzonte europeo
La decisione rappresenta un sensibile passo indietro per il governo di Parigi. Il presidente Macron, che aveva definito la regolamentazione dell’accesso digitale giovanile «una questione di civiltà», non intende tuttavia abbandonare l’iniziativa.
L’Eliseo ha già incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di ridisegnare il testo per renderlo «giuridicamente solido». L’obiettivo dichiarato è quello di concertare la nuova formulazione con la Commissione Europea per presentare un progetto di legge rivisto entro la primavera del 2027.
La Francia mirava a porsi come Paese apripista in ambito europeo, sulla scia dell’esperienza maturata in Australia con il blocco introdotto per gli under 16 a fine 2025. Nel frattempo, a Bruxelles prosegue il dibattito su un quadro regolatorio comunitario coordinato, con ipotesi che vagliano una soglia minima di divieto orientata sui 13 anni.
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