La fragile tregua sul fronte mediorientale torna di nuovo a oscillare pericolosamente. Sullo sfondo di un incidente marittimo nello Stretto di Hormuz e di duri scambi di accuse tra Teheran, Tel Aviv e Washington, l’intesa tra Stati Uniti e Iran appare sempre più complessa e lontana da una stabilizzazione definitiva.
L’accusa di Teheran: “Israele è l’ostacolo principale”
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha puntato il dito direttamente contro il governo israeliano, definendolo il principale responsabile dei tentativi di sabotaggio delle trattative e del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti. Secondo la leadership iraniana, Tel Aviv starebbe operando attivamente per far deragliare ogni possibile intesa diplomatica.
In parallelo, il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Ghalibaf, ha ribadito una linea di estrema fermezza sul canale strategico di Hormuz:
Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non rispetteranno integralmente i termini del memorandum d’intesa, rimuovendo il blocco navale, scongelando gli asset iraniani e revocando l’embargo sul petrolio.
Ghalibaf ha inoltre sottolineato come la tregua pattuita finora abbia consentito all’Iran di incrementare la propria resilienza economica e rafforzare le proprie capacità difensive.
Lo scontro comunicativo Trump-Teheran
Non si è fatta attendere la contromossa retorica di Washington. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto con un messaggio provocatorio sulla sua piattaforma Truth Social, pubblicando una mappa dello Stretto di Hormuz accompagnata dalla dicitura “Nuovo territorio degli Stati Uniti”.
Trump ha sostenuto che il blocco navale americano rimane totalmente operativo e che lo stretto è aperto e sgombrato da mine, aggiungendo che al momento “non sono in corso né programmati colloqui con Teheran”.
La risposta iraniana alle provocazioni social della Casa Bianca non si è fatta attendere, bollando le affermazioni americane come “un’illusione” distaccata dalla realtà operativa dell’area.
Nuovo incidente sul campo e diplomazia parallela
La tensione diplomatica coincide con un nuovo campanello d’allarme sul piano della sicurezza marittima: una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile di origine non identificata, provocando il ferimento di un membro dell’equipaggio, poi soccorso dalla Guardia Costiera dell’Oman. L’episodio conferma la pericolosità dell’area e il rischio costante di un un’escalation militare involontaria.
Nel frattempo, la diplomazia internazionale tenta di mantenere aperti i canali di mediazione. Sullo sfondo della crisi si registra un colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e Donald Trump, incentrato sulla gestione del conflitto Usa-Iran, sugli accordi siglati alla Mecca e sugli sviluppi del processo di pace per la Striscia di Gaza.

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