La convergenza ideologica sulla lotta alla cultura woke e il pugno duro sull’immigrazione sembravano il pretesto perfetto per una solida alleanza strategica. Tuttavia, il canale preferenziale ipotizzato tra Giorgia Meloni e Donald Trump ha rivelato incrinature inattese. È la stessa Presidente del Consiglio ad ammetterlo apertamente in una lunga e rara intervista rilasciata al New York Times: le aspettative della vigilia hanno dovuto fare i conti con le complessità della politica internazionale.
«È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra sintonia sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente», dichiara senza mezzi termini la premier.
Il nodo dei rapporti e lo strappo sul Papa
A incrinare il feeling politico sono state in particolare le recenti uscite del presidente americano nei confronti di Papa Leone, i cui attacchi sono stati giudicati «inaccettabili» dalla premier italiana. Come evidenziato dal quotidiano statunitense, nella politica e nella società italiana la figura del Pontefice rappresenta un limite invalicabile, non valicabile neppure nel nome di un’affinità d’area. Interpellata sulla possibilità di un chiarimento con Trump dopo la pausa estiva, Meloni si limita a un cauto: «Beh, vedremo».
Autonomia geopolitica e la «rivoluzione dell’orgoglio»
Oltre alle dinamiche personali, la Presidente del Consiglio ci tiene a ribadire la propria autonomia nelle scelte di politica estera, ponendo l’interesse nazionale al di sopra di ogni schieramento:
«Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia un valore fondamentale. Non decido la strategia dell’Italia in base ai miei rapporti personali. Non accetto l’idea di un’Italia sottomessa o che si consideri inferiore agli altri».
Un approccio che la premier definisce come una vera e propria «rivoluzione dell’orgoglio», mirata a restituire centralità e rispetto al Paese nel contesto internazionale.
Verità, consenso e identità
Ripercorrendo il proprio stile di governo e la propria carriera, Meloni rivendica la propria trasparenza: «La mia prima regola è non dire mai qualcosa che non penso davvero. La gente percepisce la differenza tra ciò che è autentico e ciò che è falso: la mancanza di sincerità è il più grande errore che un politico possa commettere».
Un percorso nato, ricorda la premier, dal coraggio di «schierarsi dalla parte scomoda della storia e andare controcorrente», forte di una determinazione maturata fin dall’infanzia e dalla volontà di superare ogni limite imposto dall’esterno.
Lo sguardo verso l’Europa
Immancabile, infine, una stoccata diplomatica nei confronti della Francia e del presidente Emmanuel Macron sul tema caldo della gestione dei confini e dei flussi migratori. A chi le chiede se abbia consigli da offrire al governo transalpino, Meloni risponde secca: «Non credo di essere nella posizione di dare consigli ai francesi su cosa sia meglio per loro. Non dimentico quello che ci è stato fatto».
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