Nelle ultime ore, le notizie drammatiche sulle condizioni di salute di Alessandro Di Battista, colpito da un improvviso e grave malore a Cuba, hanno scatenato la solita, deprimente giostra di commenti da bar sui social.
Le sue condizioni sono stabili, ha parlato con i medici e scritto in post su Facebook, “ce la metterò tutta per tornare presto”, ma da quel che si legge su varie agenzie, non è ancora in condizioni di poter salire su un aereo per il rimpatrio sanitario.
Tra insinuazioni velenose, mascherate da finti dubbi, in molti sono insorti per denunciare un presunto “trattamento di favore”, lamentando che lo Stato italiano stia predisponendo un volo per un “privilegiato della politica” a spese dei contribuenti.
Si tratta dell’ennesimo festival dell’ignoranza, condito da una rabbiosa spinta ideologica che acceca e deforma la realtà.
Contrariamente alle leggende metropolitane urlate sul web da chi parla senza cognizione di causa, l’attivazione della macchina dei soccorsi per un cittadino italiano che versa in gravi condizioni di salute all’estero non è un privilegio ad personam, ma una precisa procedura di assistenza consolare regolamentata dallo Stato.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) stabilisce che i trasferimenti e i rimpatri sanitari urgenti non vengono concessi per simpatia politica o appartenenza di partito, ma al verificarsi di rigidi presupposti previsti dalla normativa vigente:
- Gravità clinica comprovata: Il cittadino deve trovarsi in uno stato di grave malattia o infortunio, debitamente certificato dai medici locali.
- Inadeguatezza delle strutture locali: La misura scatta quando le strutture sanitarie del Paese ospitante non sono in grado di garantire le cure necessarie per la salvaguardia della vita o dell’integrità fisica del paziente.
- Valutazione medica di idoneità al trasporto: Il volo sanitario viene autorizzato solo ed esclusivamente se le condizioni cliniche permettono il viaggio senza mettere a rischio letale il paziente.
- Iter istituzionale standard: L’intervento della Farnesina, in costante contatto con l’Ambasciata o il Consolato competente, segue un protocollo consolidato a tutela di qualsiasi compatriota versante in stato di estrema necessità e indigenza medica, con modalità di rimborso o copertura statale nei casi previsti dalla legge.
Tutto questo avviene regolarmente per centinaia di italiani ogni anno nel mondo, nel silenzio della burocrazia e lontano dai riflettori.
Eppure, per gli odiatori di professione e gli analisti improvvisati, il caso Di Battista doveva per forza rappresentare un unicum. C’è chi ha gridato alla “corsia preferenziale della casta” e chi ha fatto ironia sulle sue posizioni politiche, dimenticando che di fronte alla sofferenza e alla vita umana le appartenenze di partito dovrebbero azzerarsi.
Leggere commenti che mettono in dubbio la legittimità di una procedura standard dello Stato, attivata sotto la supervisione del ministero guidato da un avversario politico come Tajani, dimostra solo quanto l’analfabetismo funzionale e il tifo da stadio abbiano devastato oramai il dibattito pubblico.
Non sanno come funziona una rete consolare, non hanno mai letto una riga di testo normativo della Farnesina, ma sentono comunque il dovere di rovesciare veleno in rete.
Prima di tastare la tastiera e scagliare strali intrisi di antipatia personale, sarebbe opportuno informarsi.
Lo Stato italiano assiste i suoi cittadini all’estero perché è un dovere costituzionale e civile, non una regalia.
Chiunque sostenga il contrario per mera avversione politica fa solo sfoggio della propria sconfinata e profonda ignoranza. Ad Maiora

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