Sotto la spinta dei sondaggi che danno “Futuro Nazionale” in forte crescita, il centrodestra valuta l’ipotesi del doppio turno per mettere al sicuro la maggioranza. Ma la Lega frena e Meloni prende tempo.
I calcoli elettorali del centrodestra tornano a fare i conti con l’incognita Roberto Vannacci. Con la scadenza dei termini per gli emendamenti alla legge elettorale in commissione Affari Costituzionali al Senato, nella maggioranza riprende il dibattito sulle regole del voto. Una partita resa ancora più complessa dalle rilevazioni demoscopiche che accreditano la formazione politica del Generale tra il 7 e l’8%, un peso tale da far tremare gli equilibri della coalizione di governo.
L’incubo del premio di maggioranza
Al centro dei timori c’è il rischio che la coalizione non riesca a raggiungere la soglia del 42%, necessaria per far scattare il premio di maggioranza nella versione originaria del testo. Un’eventualità che, in assenza di un’alleanza diretta con Vannacci, rischierebbe di condannare il centrodestra al blocco o alla sconfitta.
È proprio per evitare questo scenario che ha preso quota la proposta del ballottaggio. L’idea di un secondo turno, sostenuta con decisione da Forza Italia e rilanciata da settori di Fratelli d’Italia (tra cui l’ex presidente del Senato Marcello Pera), nasce con l’obiettivo di disinnescare l’effetto delle liste minori o ‘scomode’, permettendo alla coalizione di compattarsi al secondo turno ed escludere forze esterne come quella del Generale.
FdI riflette, la Lega dice no
Tuttavia, all’interno della maggioranza le posizioni rimangono distanti:
- Forza Italia spinge per il doppio turno, ipotizzando una soglia d’accesso al 40% oltre la quale fare scattare il ballottaggio tra le prime due forze politiche.
- La Lega di Matteo Salvini sbarra la strada: il timore dei leghisti è che al primo turno l’elettorato di destra possa cedere al richiamo di Vannacci, dissanguando il Carroccio prima ancora dell’eventuale sfida finale.
- Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni restano alla finestra a valutare rischi e benefici. Se da un lato il ballottaggio metterebbe al riparo dal voto d’opinione più radicale, dall’altro rischierebbe di smontare il concetto di “voto utile” già alla prima tornata.
A completare la discussione ci sono anche i nodi sul meccanismo delle preferenze (con l’alternanza di genere) e l’eventuale cancellazione o ridimensionamento della norma anti-frammentazione (la soglia del 3% per far contare i voti dei piccoli partiti nel premio finale), che presenta profili di dubbia costituzionalità.
La replica del Generale: “Costruiscono argini perché hanno paura”
La risposta di Roberto Vannacci non si è fatta attendere. Commentando l’ipotesi di una revisione in corsa delle regole, il Generale ha parlato apertamente di “mossa della paura”:
“Per mesi ci hanno descritto come irrilevanti, una parentesi destina a valere uno ‘zero virgola’. Poi sono arrivati i sondaggi e improvvisamente cambia tutto: si parla di ballottaggi e nuove formule. Se davvero valiamo così poco, perché tanta fretta nel voler cambiare le regole del gioco?”
I prossimi passaggi
Con il grande numero di emendamenti presentati dall’opposizione, la discussione vera e propria è destinata a slittare in Aula tra una decina di giorni. Un margine di tempo che la premier Meloni intende sfruttare per cercare una sintesi politica con gli alleati, evitare strappi interni e capire se l’ipotesi del ballottaggio sia una strada realmente praticabile o solo un’arma tattica.
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