Una notte di pesanti tensioni e violenze ha scosso il villaggio palestinese di Jalud, situato nella Cisgiordania centrale nei pressi di Nablus. Oltre cento coloni israeliani estremisti si sono resi protagonisti di un raid vandalico durante il quale sono state incendiate abitazioni e automobili, bloccate vie d’accesso e lanciate pietre sia contro la popolazione locale che contro le forze di sicurezza intervenute per riportare l’ordine.
La dinamica dei disordini
L’escalation è scoppiata in seguito all’intervento delle forze dell’ordine e militari israeliane, giunte sul posto per eseguire un’ordinanza dell’Alta Corte di Giustizia che imponeva la restituzione delle case alla famiglia palestinese Tubasi, occupate dai coloni nei mesi precedenti.
All’arrivo dei residenti legittimi e dei soldati, circa un centinaio di estremisti si è opposto allo sgombero dando vita a violenti scontri. La polizia israeliana ha comunicato l’arresto di tre coloni – tra cui due minori di 15 e 17 anni – a bordo di un veicolo contenente mazzette e passamontagna.
Le reazioni del governo israeliano e dell’opposizione
L’episodio ha scatenato una scia di fermi condanni da parte delle istituzioni israeliane.
- Benjamin Netanyahu: Il Primo Ministro ha condannato duramente i disordini, precisando che “un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la popolazione dei coloni in Giudea e Samaria che rispetta la legge”. Netanyahu ha aggiunto che tali gesti arrecano “un enorme danno d’immagine” al Paese e ostacolano le operazioni dell’IDF, esprimendo pieno sostegno ai soldati impegnati nella tutela della sicurezza.
- Isaac Herzog: Il Presidente di Israele ha definito gli attacchi una “macchia morale e un danno allo Stato di diritto”, sollecitando la massima severità nell’applicazione delle sanzioni penali.
- Israel Katz: Il Ministro della Difesa ha sottolineato la gravità delle azioni commesse dagli estremisti ebrei, precisando che distolgono l’esercito dalle prioritarie operazioni antiterrorismo.
- L’opposizione: Dure le critiche avanzate da figure dell’opposizione come Yair Golan e Gadi Eisenkot, i quali sostengono che il clima di impunità e le politiche governative abbiano favorito il verificarsi di simili atti di violenza.
Condanna internazionale
Dagli Stati Uniti è giunta una presa di posizione dell’amministrazione americana, che ha condannato la “violenza criminale” in Cisgiordania chiedendo indagini rigorose e l’accertamento formale delle responsabilità per tutti gli autori del raid.
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