E te pareva che non si “approfittava” della Processione di San Michele
Succede spesso che, pur di mettersi in bella vista, sbandierare un’adesione cieca o accaparrarsi qualche simpatia, si finisca per fare un minestrone indigesto in cui vengono mescolati senza alcun criterio il sentimento religioso, la tradizione e le dinamiche della politica locale.
L’ultimo episodio, del tutto evitabile, basterebbe imparare l’arte del riserbo ed evitare di rincorrere il clamore social per ogni inezia, ruota attorno alla durata della processione di San Michele.
Una polemica sul nulla che, tuttavia, ha dato il via alla consueta corsa al mostrarsi e al plauso.
È bastato infatti che cqualcuno si lamentasse per una durata oltre il limite della processione, per trasformare un passaggio devozionale in una tribuna politica, azzardando difese d’ufficio e frasi ad effetto del tipo: “Questa Giunta ha fatto rinascere Caltanissetta?”.
Ora, con tutto il dovuto rispetto per le opinioni e le sensibilità altrui, di fronte a termini altisonanti come “rinascita” sarebbe quantomeno opportuno fermarsi e chiedere una definizione chiara. Cosa si intende, esattamente, per rinascita?
Se l’obiettivo è misurare la qualità della vita e la crescita della città, non servono post o slogan, basta affidarsi all’evidenza. I dati socio-economici e gli indicatori della città parlano chiaro e dipingono un quadro ben lontano dai toni trionfalistici.
Basta poi farsi un semplice giro per le vie cittadine per rendersi conto dello stato reale del territorio: le strade dissestate, i marciapiedi sconnessi, il degrado o l’incuria che spesso attanagliano le ville comunali, le fontane e le erbacce che crescono incontrollate raccontano una storia del tutto diversa.
A questo si aggiunge la gestione dei servizi per i cittadini, dove spicca l’emblematico tema della piscina comunale e delle relative tariffe. Si tratta di una questione ancora tutta da far rispettare, sempre che vengano finalmente rese note quelle formule rimodulate dagli uffici che, per una serie di imperscrutabili motivi, continuano a rimanere “segrete”.
Capire la tentazione di voler far sembrare oro ciò che non lo è appartiene alle dinamiche umane della propaganda.
Tuttavia, prima di lasciarsi andare a post o ad affermazioni così impegnative e staccate dalla realtà quotidiana, basterebbe fare una cosa semplice: riflettere e, soprattutto, guardarsi attorno.
Inoltre, chi amministra la città, eviti certe locuzioni e anziché alimentarsi di polemiche inutili giusto per mettersi in mostra in ogni occasione e ritagliarsi visibilità, farebbe decisamente meglio a dedicarsi maggiormente al proprio incarico, per il quale viene profumatamente e ben remunerato dalle tasche dei cittadini.
La devozione e l’amore per le proprie radici meritano rispetto e dovrebbero rimanere al riparo dal protagonismo e dal servilismo politico. Ad Maiora
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