Mentre lo Stretto di Hormuz torna a bruciare, Washington schiera nuove forze navali. Sullo sfondo, le dichiarazioni di Donald Trump, il giallo dell’attacco al volo Flydubai e le tensioni politiche e finanziarie che circondano il conflitto.
La crisi geopolitica in Medio Oriente registra una nuova e drammatica escalation, estendendosi con forza alle rotte marittime strategiche e ai cieli della regione. Nelle ultime ore, l’attenzione internazionale si è concentrata sullo Stretto di Hormuz, dove una superpetroliera capace di trasportare fino a 2,5 milioni di barili di greggio è stata colpita da un proiettile non identificato a circa 8 chilometri dalla costa dell’Oman.
L’impatto ha provocato un vasto incendio a bordo, confermato dall’organizzazione britannica per il commercio marittimo (UK Maritime Trade Operations). Sebbene l’equipaggio sia stato tratto in salvo e risulti al sicuro, restano da valutare i danni strutturali e il potenziale impatto ambientale. L’agenzia di stampa iraniana Fars ha sostenuto che l’imbarcazione stesse navigando “illegalmente” nell’area, senza tuttavia precisare la nazionalità della nave o gli autori dell’attacco.
La risposta di Washington e le parole di Trump
Di fronte al costante deterioramento della sicurezza nell’area, gli Stati Uniti hanno deciso di inviare la portaerei Theodore Roosevelt e un’ulteriore unità di Marines in Medio Oriente. Si tratta della terza portaerei americana dislocata nella regione, una mossa che riflette il livello di allerta ai vertici del Pentagono.
Dalla campagna elettorale in Texas, il presidente Donald Trump ha adottato toni al contempo assertivi e fiduciosi, sostenendo che la questione iraniana “si concluderà molto rapidamente” e ipotizzando una svolta vicino alle imminenti elezioni di metà mandato. Ciononostante, Trump non ha risparmiato minacce severe nei confronti di Teheran, avvertendo che gli USA colpiranno “molto duramente” l’Iran qualora venisse accertato un suo coinvolgimento diretto nei recenti episodi ostili.
Il giallo del volo Flydubai e gli attacchi a Gaza
Tra gli episodi al vaglio delle intelligence figurano le indagini sull’incidente aereo del volo Flydubai, dove un copilota di nazionalità omanita avrebbe tentato un’azione ostile a bordo di un velivolo con passeggeri israeliani. Secondo quanto emerso da fonti investigative e rilanciato dai media israeliani, l’uomo — descritto da alcuni colleghi come un religioso radicalizzato — avrebbe agito come un “lupo solitario”, senza legami diretti con la regia di Teheran.
Nel frattempo, sul fronte di Gaza, non si fermano i raid delle forze israeliane. Gli ultimi attacchi hanno provocato la morte di almeno nove persone, tra cui il giornalista Muhammad Abdel Aziz al-Najjar, speaker di Holy Quran Radio, colpito nell’area di Khan Younis.
Inchieste e tensioni interne
La giornata è stata segnata anche da importanti rivelazioni di carattere politico e finanziario:
- L’inchiesta su Jared Kushner: Un’indagine della CNN ha evidenziato come la società di private equity Affinity Partners, guidata da Jared Kushner (inviato speciale e genero di Trump), detenga una quota rilevante nella compagnia israeliana Phoenix Financial. Quest’ultima risulta investita in Elbit Systems e in diverse altre aziende fornitrici dell’esercito israeliano, sollevando interrogativi su possibili conflitti d’interesse.
- Tensioni in Cisgiordania: Nel villaggio di Janta, un gruppo di coloni a volto coperto ha aggredito a bastonate alcuni attivisti israeliani giunti per sostenere la popolazione palestinese durante la raccolta delle olive, provocando quattro feriti.
- L’allarme dello Shin Bet: Emerse infine indiscrezioni secondo cui, già tre settimane prima del 7 ottobre 2023, l’allora capo dello Shin Bet Ronen Bar aveva presentato alla Knesset un documento riservato intitolato “La tempesta perfetta”, denunciando il rischio inminente di un conflitto su più fronti.
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