Istituzioni, Forze dell’ordine, ANPI e familiari hanno ricordato le vicende degli Internati Militari Italiani e il valore della memoria come fondamento della democrazia.
Ieri la storia ha smesso di essere polvere nei libri per diventare memoria viva. È accaduto nell’Aula consiliare “Sen. Giuseppe Alessi” di San Cataldo, dove lo scoprimento del manifesto commemorativo dedicato ai 22 cittadini insigniti della Medaglia d’Onore, riservata agli italiani deportati e internati nei lager nazisti, ha trasformato un atto istituzionale in una profonda meditazione collettiva.
L’iniziativa, promossa dall’ANPI – sezione di San Cataldo – in collaborazione con il Comune, ha visto la partecipazione delle istituzioni cittadine, delle autorità civili e militari, delle Forze dell’ordine, dei familiari degli internati, delle scuole e del consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente del consiglio comunale Romeo Bonsignore, che ha sottolineato l’importanza di ospitare l’evento nell’aula consiliare, nel cuore della rappresentanza democratica cittadina, lodando al contempo l’accurato lavoro di ricerca che ha permesso di restituire dignità a nomi e storie troppo a lungo custoditi solo all’interno delle mura domestiche.
Il sindaco Gioacchino Comparato ha espresso poi l’emozione di vedere la sala del consiglio comunale colma di cittadini. Ha sottolineato che la memoria acquisisce valore solo se viene tramandata alle nuove generazioni affinché possa nuovamente germogliare. Il sindaco ha ricordato che il sacrificio di chi ha combattuto e ha subito l’internamento è ciò che ha permesso alla nostra Repubblica di fondarsi su principi di legalità, giustizia, uguaglianza ed equità, garantendo così lo svolgersi di una vita democratica, ordinata e orientata al progresso.
Anche il Questore di Caltanissetta, Marco Giambra, ha sottolineato l’importanza della testimonianza come unico strumento capace di rendere “vero” ciò che altrimenti resterebbe confinato nei libri di storia, esortando i presenti a non prescindere mai dai valori di rispetto e legalità.
Un comune richiamo al valore civile della memoria è giunto poi dal colonnello dell’Esercito Guglielmo Pulcini, dal Comandante del gruppo della Guardia di Finanza di Caltanissetta Andrea Zangaro, e dal Comandante della Tenenza dei Carabinieri di San Cataldo, Alessandro Tamborino. I loro interventi hanno evidenziato come l’esempio di chi si oppose al regime nazista per la difesa della patria debba oggi tradursi in un impegno quotidiano di legalità, solidarietà e difesa della pace.
Particolarmente significativo l’intervento del presidente dell’Anpi Giuseppe Cammarata, che ha illustrato il lavoro di ricerca condotto negli ultimi anni sugli Internati Militari Italiani (IMI) del territorio. L’indagine, ha detto, ha permesso di ricostruire storie personali, individuare familiari e avviare nuove pratiche per il riconoscimento della Medaglia d’Onore. L’attività di ricerca, ha ricordato, è ancora in corso e il numero dei sancataldesi coinvolti nelle vicende dell’internamento è destinato a crescere.
Proprio le testimonianze dei familiari hanno rappresentato uno dei momenti più intensi e commoventi della cerimonia. Figli e nipoti hanno raccontato vicende rimaste per decenni quasi sconosciute anche all’interno delle stesse famiglie. Giovani chiamati alle armi, catturati dopo l’armistizio, trasferiti nei lager, sottoposti alla fame, al freddo e alla violenza e, in alcuni casi, protagonisti successivamente della lotta contro il nazifascismo.
È emerso anche un elemento comune a molte di queste storie, il silenzio dei reduci al loro ritorno. Diversi familiari hanno raccontato come padri e nonni avessero parlato pochissimo dell’esperienza vissuta, lasciando soltanto frammenti di memoria, fotografie, documenti o brevi racconti. Solo il lavoro di ricerca storica ha consentito, in diversi casi, di ricostruire a distanza di decenni i luoghi della prigionia e gli itinerari della deportazione.
Nel corso dell’incontro è stato più volte evocato il bisogno di costruire un vero e proprio “ponte tra le generazioni”. Un messaggio raccolto dal baby sindaco Lisa Sberna e dal Consiglio delle Ragazze e dei Ragazzi, la cui presenza ha trasformato la commemorazione anche in un momento di educazione civica e di confronto diretto con la storia.
Il generale in congedo, Rosario Naro, ha dedicato il proprio intervento al ripudio della guerra, definendola una “bestia nera” che colpisce tragicamente soprattutto le popolazioni civili. Richiamando i principi costituzionali, ha esortato a costruire un muro spirituale contro la cultura del conflitto, ringraziando coloro che hanno sacrificato la propria vita per donare alle generazioni future anni di serenità e progresso.
Nel successivo intervento il senatore Pietro Lorefice ha rimarcato la responsabilità delle istituzioni nel trasmettere alle nuove generazioni i valori della Costituzione e nel mantenere viva l’attenzione nei confronti di ogni forma di ritorno delle ideologie fasciste e naziste. È stata inoltre avanzata la proposta di promuovere ulteriori momenti di approfondimento rivolti in particolare agli studenti degli istituti superiori.
Concludendo gli interventi istituzionali, il viceprefetto aggiunto e capo di gabinetto, Maria Chiara Fiammetta, ha portato il saluto del Prefetto, ricordando come la memoria dei cittadini deportati sia un elemento cardine dell’identità di San Cataldo. Ha sottolineato che valori come libertà, democrazia e uguaglianza non sono scontati, ma derivano dal sacrificio di chi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, scelse la resistenza contro l’occupazione nazista per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni.
La cerimonia si è conclusa con la scopertura del manifesto commemorativo, affidata simbolicamente ai rappresentanti istituzionali e ai discendenti degli internati.
Un gesto pensato per rappresentare visivamente il passaggio della memoria da una generazione all’altra. Dai nomi e dalle storie di chi visse la deportazione e la prigionia ai figli, ai nipoti e ai giovani presenti oggi nell’aula consiliare.
Una memoria che, come emerso dai numerosi interventi della mattinata, non vuole limitarsi alla commemorazione del passato, ma diventare strumento di conoscenza e responsabilità per il presente e per il futuro.
I cittadini insigniti sono: Michele Alù (nato nel 1911), Andrea Amico (1924), Luciano Arcarese (1917), Giovanni Baglio (1921), Luigi Cagnina (1923),Filippo Carrubba (1919), Salvatore Cravotta (1911), Vincenzo Guttilla (1920), Michele Lipani (1911), Gaetano Lipari (1921), Filippo Lombardo (1921), Ignazio Lombardo (1917), Luigi Pagano (1909), Salvatore Pellegrino (1909), Giuseppe Pilato (1924), Cataldo Raimondi (1917), Gaetano Raimondi (1924),Angelo Riggi (1915), Cataldo Riggi (1919), Salvatore Salerno (1918), Carmelo Savatteri (1920), Giuseppe Vicari (1922).
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