PALERMO – Continuano ad allargarsi i contorni dell’inchiesta giudiziaria che vede coinvolto Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana e già presidente della Commissione Tecnica Specialistica (Cts). Agli elementi emersi nei giorni scorsi — dalle mazzette documentate in auto fino al denaro nascosto all’interno di un orologio a pendolo — gli investigatori affiancano ora nuovi filoni di indagine: presunte dazioni di denaro negli uffici istituzionali di Roma, presunte ingerenze sui procedimenti amministrativi regionali e le testimonianze chiave dei vertici della sanità e dei componenti della Cts.
La presunta busta al Senato
Tra gli ultimi sviluppi documentati dalla Squadra Mobile figura una presunta consegna di 5.000 euro in contanti, che sarebbe avvenuta il 29 ottobre 2025 presso gli uffici del Senato in via degli Staderari a Roma.
A consegnare la somma, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato Mario Doronzo, imprenditore pugliese attivo nel settore degli appalti pubblici e interessato ad alcuni interventi di tutela costiera a Santa Maria del Focallo (Ragusa). Doronzo avrebbe sollecitato l’intervento di Armao per sbloccare una pratica presso gli uffici del Commissario contro il dissesto idrogeologico, necessaria ad autorizzare la fatturazione di un rapporto di lavoro. L’episodio, al momento, rappresenta un filone d’approfondimento non ancora inserito tra le contestazioni cautelari formali.
Il capitolo Sanità: le audizioni di Caruso e Iacolino
La Procura di Palermo sta esplorando anche il settore della sanità e dell’assistenza domiciliare. Nel mirino c’è un presunto tentativo di condizionare o bloccare un decreto regionale relativo agli accreditamenti per le cure palliative, con l’obiettivo di favorire una specifica onlus.
Ascoltati a verbale dai magistrati:
- Marcello Caruso (assessore regionale alla Salute) ha confermato un incontro avvenuto nel settembre 2025 in cui Armao gli espose perplessità tecniche sul decreto. Caruso ha precisato di non aver mai subito pressioni dirette e di aver inoltrato la questione agli uffici competenti senza dare seguito a modifiche.
- Salvatore Iacolino (ex dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica) ha riferito di essere stato contattato da Armao per incontrare l’avvocato Pierluigi Matta. Durante il colloquio si discusse del sistema di accreditamento delle cure palliative, ma anche in questo caso — ha specificato l’ex dirigente — le richieste non ebbero alcun esito operativo.
Tensione e veleni all’interno della Cts
Particolarmente significative sono le deposizioni rese da alcuni componenti della Commissione Tecnica Specialistica, che descrivono un clima di forti anomalie e interventi diretti di Armao sulla gestione dei dossier ambientali.
“Oggi, alla luce di quanto leggo sui giornali, mi vergogno di essere stato un componente della Cts” — Fausto Ronsisvalle, membro della Cts ascoltato dai magistrati.
Dalle testimonianze di Ronsisvalle e del segretario Luigi Montalbano emergono dettagli su presunte ingerenze nella scelta dei commissari a cui assegnare le singole pratiche. Nelle intercettazioni figurerebbe anche un episodio in cui Armao, insoddisfatto della linea rigorosa di un componente, ne avrebbe chiesto la sostituzione definendolo sprezzantemente “un cretino”.
La tesi dell’accusa e la posizione della difesa
Per la Procura di Palermo, guidata dalla richiesta di misura cautelare in carcere per Armao e per l’avvocato Pierluigi Matta, si sta delineando l’ipotesi di un vero e proprio “comitato occulto d’affari”. Secondo gli inquirenti, Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario e collettore delle somme — veicolate tramite consulenze fittizie — mentre Armao avrebbe speso il proprio peso politico e relazionale all’interno dell’amministrazione regionale.
Gaetano Armao respinge fermamente ogni accusa, sostenendo la regolarità delle procedure adottate e ribadendo la natura collegiale e unanime delle decisioni assunte dalla Cts. La parola passa ora al GIP, chiamato a pronunciarsi sulle richieste cautelari a seguito degli interrogatori di garanzia. Per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
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