Riceviamo e pubblichiamo
La vicenda che ha coinvolto Gianfranco Miccichè, politico siciliano ed ex presidente dell’Assemblea regionale, rappresenta un’occasione per affrontare una questione che riguarda la credibilità delle nostre istituzioni.
La Corte dei conti ha condannato Miccichè per danno erariale legato all’utilizzo illecito dell’auto blu, disponendo un risarcimento di oltre 42 mila euro, parte del quale in solido con l’ex autista.
Tra gli episodi contestati dalla Procura contabile figurano anche sette occasioni nelle quali l’autovettura istituzionale sarebbe stata utilizzata per l’acquisto di sostanze stupefacenti.
Sul versante penale, il politico deve ancora rispondere delle accuse di peculato e truffa, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Ma il dato politico è già sufficiente per aprire una riflessione.
Le auto blu sono pagate dai cittadini per servire le istituzioni, non per soddisfare esigenze private. Tantomeno per essere coinvolte in vicende legate all’acquisto di droga.
Ed è proprio da questa vicenda che voglio partire.
In Sicilia abbiamo assistito per troppo tempo a una politica nella quale titoli, privilegi e prerogative istituzionali sembrano talvolta prevalere sul significato autentico del servizio pubblico.
Ci si fa chiamare onorevoli, ma l’onore non si acquisisce con un’elezione, né si conserva automaticamente occupando una poltrona.
L’onore si dimostra. Con la condotta, con la disciplina personale, con il rispetto delle istituzioni e soprattutto dei cittadini.
E allora pongo una questione precisa.
Chi governa una Regione, amministra un Comune, gestisce milioni di euro pubblici, decide sul futuro delle nostre comunità e assume responsabilità che incidono sulla vita di migliaia di persone deve poter garantire lucidità, equilibrio e affidabilità.
Per questo propongo che si introduca per legge l’obbligo di sottoporsi periodicamente a test antidroga per tutti coloro che ricoprono cariche politiche e di amministrazione pubblica.
Dai consiglieri comunali agli assessori, dai sindaci ai deputati regionali, fino ai vertici delle istituzioni.
Nessuna distinzione di partito. Nessuna eccezione legata alla carica ricoperta.
Naturalmente, una misura del genere dovrà essere disciplinata nel rispetto della Costituzione, della riservatezza sanitaria e delle necessarie garanzie individuali.
Se chiediamo responsabilità a chi guida un autobus, a chi svolge mansioni delicate e a chi deve garantire la sicurezza degli altri, è legittimo discutere quali controlli siano appropriati anche per chi esercita il potere politico.
La questione non è criminalizzare chi soffre di una dipendenza, né trasformare la salute privata in uno strumento di persecuzione politica.
La questione è stabilire quali garanzie di responsabilità debbano accompagnare l’esercizio delle funzioni pubbliche.
La Sicilia ha bisogno di istituzioni credibili, di amministratori consapevoli del proprio ruolo e di una politica che sappia rispondere ai cittadini senza nascondersi dietro i titoli.
Perché, a forza di raschiare il fondo del barile della credibilità politica, rischiamo di dimenticare che essere chiamati “onorevoli” dovrebbe comportare prima di tutto il dovere di comportarsi con onore.
Chi rappresenta i cittadini deve essere disposto a rendere conto delle proprie responsabilità.
E chi pretende rispetto per la propria carica deve ricordare che il rispetto delle istituzioni comincia dal comportamento di chi le rappresenta.
Marco Fasciana
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