Un intreccio velenoso tra gestione della sanità pubblica, ditte d’appalto esternalizzate e famiglie della criminalità organizzata.
L’inchiesta portata in prima serata da Massimo Giletti nel programma Lo Stato delle Cose su Rai 3, sostenuta dalle denunce pubbliche e istituzionali del deputato regionale Ismaele La Vardera, sta scoperchiando un vero e proprio “verminaio” all’interno del sistema sanitario siciliano.
Il racconto dei testimoni: parenti dei boss nelle corsie
Al centro dell’approfondimento vi sono le dichiarazioni di alcuni “supertestimoni” e addetti ai lavori che hanno deciso di rompere l’omertà. Secondo quanto ricostruito, all’interno dei servizi ausiliari e di pulizia di grandi complessi ospedalieri della capitale siciliana, come l’ospedale Villa Sofia-Cervello, figurerebbero persone legate da stretti vincoli di parentela con esponenti di spicco dei mandamenti mafiosi di Palermo. Un bacino d’impiego e di consensi che, secondo le accuse, dimostrerebbe come il controllo del territorio da parte delle cosche passi ancora oggi dal controllo del lavoro privato intercettato dalle commesse pubbliche.
Dagli ospedali alla stanza dei bottoni
L’indagine giornalistica non si ferma però ai soli reparti ospedalieri. Le nuove testimonianze tratteggiano una rete di contatti e raccomandazioni che sfiorerebbe i palazzi della politica e la macchina burocratica dell’Assessorato alla Sanità. Si parla di presunte pressioni e accordi volti a favorire determinate ditte o a garantire assunzioni pilotate, alimentando un sistema di scambio che penalizza chi cerca lavoro nella trasparenza e nella legalità.
L’intervento degli inquirenti e il muro del silenzio
Di fronte alla gravità dei dettagli emersi, la Procura della Repubblica di Palermo ha acceso i riflettori sulla vicenda. Nel frattempo, La Vardera ha formalizzato ulteriori elementi e denunce presso le forze dell’ordine, sollecitando una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni regionali. L’invito rivolto al Governo della Regione è quello di superare il silenzio e procedere con verifiche interne immediate e trasparenti su tutti i contratti di servizio e sui relativi organici.
La sensazione è che il quadro finora tracciato sia soltanto la punta dell’iceberg di un’inchiesta destinata a far discutere ancora a lungo.
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