Poco più di due anni fa, a proposito della ricollocazione della copia scultorea del Cupido di Villa Amedeo, scrivemmo: «Quanti anni ci sono voluti per restituire a Villa Amedeo il suo simbolo? Una mancanza, un’assenza che noi di Italia Nostra abbiamo evidenziato più volte, rivolgendoci alle Amministrazioni Comunali che si sono succedute nel corso degli anni. E abbiamo persino dovuto denunciare un intervento di “restauro” assolutamente improprio a danno del Cupido. Poi comunque sanato e restaurato dalla Soprintendenza. Oggi siamo dunque contenti che Villa Amedeo abbia riavuto il suo Cupido. In tempi come questi, ritrovare, rivedere nella nostra Città una fontana piena d’acqua e con il suo peculiare simbolo ci dà gioia e speranza». Questo, dunque, è quanto scrivemmo allora.
Ma, come sappiamo, cinque mesi dopo la sua ricollocazione, i soliti idioti hanno spezzato il braccio destro del Cupido. Fortunatamente il pezzo del braccio spezzato e staccato fu ritrovato dentro la vasca e conservato. Oggi, dopo una visita a Villa Amedeo, abbiamo dovuto prendere atto, a distanza di quasi due anni dall’atto vandalico, che il braccio del Cupido è ancora inesorabilmente privo della parte spezzata. E la fontana è senz’acqua.
Considerato quanto è successo alla grande statua del Redentore, in questa nostra Città pare che sia i simboli cristiani sia i simboli pagani godono della medesima attenzione. Di certo, i tempi di reazione e azione delle istituzioni competenti sono davvero insopportabili.
Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia
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