Un’ulteriore e drammatica escalation nelle tensioni tra Stati Uniti e Iran potrebbe passare dall’impiego del più potente ordigno non nucleare a disposizione del Pentagono. Secondo indiscrezioni e fonti d’intelligence statunitensi, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe esaminando nuovi piani d’attacco operativi contro Teheran che prevedono l’impiego della GBU-43/B MOAB (Massive Ordnance Air Blast), nota alle cronache come la “Madre di tutte le bombe”.
Gli obiettivi nel mirino: nucleare e rete energetica
I nuovi piani tattici elaborati dagli strateghi militari statunitensi puntano a colpire infrastrutture ad altissimo valore strategico: da un lato le installazioni energetiche iraniane, dall’altro i siti chiave legati al programma atomico. Tra le aree monitorate spiccano le infrastrutture sotterranee e protette, come il complesso di Pickaxe Mountain, sospettato da Washington di ospitare componenti critiche per l’arricchimento o lo sviluppo nucleare.
Che cos’è la MOAB e come funziona
Con un peso di circa 9,8 tonnellate e una lunghezza di circa 9 metri, la MOAB è un ordigno convenzionale guidato tramite sistema GPS.
- L’effetto d’urto: Custodita in un guscio di alluminio sottile per massimizzare la potenza dell’esplosione, la bomba sprigiona un’onda d’urto devastante capace di estendersi per oltre 1,5 chilometri in ogni direzione.
- Il precedente in Afghanistan: Progettata originariamente nel 2003 durante la guerra in Iraq ma mai impiegata allora, è stata utilizzata una sola volta sul campo di battaglia: nel 2017, durante il primo mandato di Trump, quando un aereo MC-130 la sganciò in Afghanistan per distruggere una complessa rete di tunnel e bunker dell’Isis.
I dubbi strategici ed efficacia sui bunker
L’eventuale utilizzo della MOAB rappresenterebbe una svolta simbolica e militare senza precedenti nel Medio Oriente. Tuttavia, diversi analisti militari sollevano dubbi sull’efficacia reale contro le installazioni iraniane più profonde: essendo progettata principalmente per la distruzione di superficie, reti di tunnel o infrastrutture a bassa profondità, l’ordigno potrebbe non penetrare a sufficienza i bunker scavati sotto spessi strati di granito.
Parallelamente agli scenari operativi, resta alta la retorica politica. Durante un recente intervento pubblico, il presidente Trump ha ribadito la linea della massima fermezza, dichiarando che Teheran “non avrà mai l’arma atomica” e assicurando che la pressione statunitense intende portare ad una rapida risoluzione del confronto politico e militare.
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