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Siamo davvero diventati un popolo di “magonzesi”? Il triste declino di una Caltanissetta che non sa o non vuole reagire

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 93 Tempo di lettura: 7 Pubblicato il: 23/10/2026 06:25
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C’è un’amara e impietosa verità che ad oggi appare fin troppo solare: Caltanissetta è ormai condannata a pura sopravvivenza, a vegetare in un limbo fatto di patetiche nostalgie e svuotamento sistematico. Un lento funerale che viene da lontano, scandito negli anni dall’abbandono incondizionato e dalla chiusura inesorabile di storici presidi e uffici pubblici, a partire dal guscio vuoto dell’ex sede della Banca d’Italia fino alle varie articolazioni amministrative e giudiziarie via via scippate o declassate. Ogni serranda abbassata ha strappato via economia, posti di lavoro e dignità istituzionale.

Contents
Il solito “scippo” e i complici del silenzioIl teatrino degli “illusi” e le cambiali scoperte della politica

Eppure, le armi per riscattarsi c’erano. I due reali volani capaci di far rialzare la testa alla città erano sotto gli occhi di tutti: il potenziamento strutturale dell’Università e la nascita del Policlinico Universitario. Due pilastri che avrebbero portato vita, giovani, menti e investimenti in una terra ormai in agonia. Ma la realtà è ancora più cupa: in fin dei conti, di questo riscatto non frega niente a quasi nessuno. Chi detiene il potere decisionale, la classe politica a ogni livello, continua spudoratamente a fare finta di nulla, girandosi dall’altra parte.

Il solito “scippo” e i complici del silenzio

Se oggi ci si indigna ancora parlando di “scippo”, l’ennesimo dopo quella commedia grottesca di oltre vent’anni fa quando l’Università a Caltanissetta doveva nascere per davvero e fu mutilata, sarebbe ora di puntare il dito contro chi oggi fa spallucce. E magari chiedere conto e ragione a chi, sotto sotto, sta persino soffiando sulle vele della vicina Enna.

Caltanissetta soffre di un’assenza cronica di politici capaci di incidere, è vero. Ma anche i “vecchi tromboni” della politica, quelli che nei palazzi contano ancora qualcosa o muovono i fili dietro le quinte, abbiano il coraggio di uscire allo scoperto: che intenzioni avete sul futuro di questo territorio? Dobbiamo rassegnarci a fare le comparse e diventare un triste satellite di Enna o abbiamo ancora l’ambizione di essere un capoluogo di provincia?

Continuando di questo passo, chi si danna l’anima ogni santo giorno per tentare di far rinascere la città farebbe davvero bene a chiudere baracche e burattini e, come hanno già fatto in troppi, fare le valigie e andarsene. Tanto nessuno risponderà.

Nessuno spiegherà mai come si sia passati dalle trionfali proclamazioni del “Policlinico si farà a Caltanissetta” alla beffa di vederlo servito su un piatto d’argento a Enna.

Nessuno spiegherà perché si è tenuta scandalosamente vacante per un anno e mezzo la poltrona di Presidente del Consorzio Universitario Nisseno.

Nessuno si degnerà di spiegare perché l’Ospedale di Enna è un cantiere continuo di nuovi reparti, primariati e finanziamenti a pioggia, mentre il nostro nosocomio viene sistematicamente depotenziato tra corsie al collasso e servizi azzerati.

Nessuno lo dirà mai ad alta voce, ma la sensazione è che ci sia un lucido e oscuro disegno per far morire definitivamente il ruolo di questa città.

Il teatrino degli “illusi” e le cambiali scoperte della politica

E pensare che nel 2022 ci sono stati dei “poveri illusi” che per il Policlinico ci hanno messo la faccia e la voce, organizzando un’Assemblea Cittadina al Teatro Margherita. Un confronto duro, andato a sbattere contro il derisorio disinteresse di chi riteneva persino superfluo presentarsi, pur incassando uno stipendio da rappresentante dei cittadini.

Nacquero in quel periodo una forte fronte anche di comitati spontanei e associazioni pronti alla battaglia, ma strada facendo molti si sono fatti ammaliare dalle sirene ennesi.

Per essere intellettualmente onesti e va detto che il centrodestra protagonista assoluto di questa vicenda, è stato indirettamente aiutato dal quasi silenzio d i unìopposizione, a tutti i levelli, un poì troppo balnda.

Si è passati dalle barricate a parlare di “collaborazione“, poi si sono comodamente messi in sala d’attesa, molti pure in rispettoso silenzionzo, aspettando che la politica affossasse definitivamente ogni speranza nissena.

Come dimenticare infatti le sviolinate e le rassicurazioni sbandierate per bocca dell’ex onorevole Mancuso, che dal palco di Piazza Garibaldi garantiva che il Presidente Schifani aveva già deciso che la sede sarebbe stata Caltanissetta?. Accanto a lui plaudevano ed esultavano gli stessi personaggi che oggi governano la città, pronti all’epoca ad azzannare chiunque osasse dubitare di quelle parole “profetiche”. Profezie che si sono rivelate per quello che erano: pura propaganda da marciapiede.

Alla luce di questo scempio, viene da chiedersi: che senso ha continuare a battersi per una città migliore se alle spalle di chi ci crede i presunti “grandi” remano contro?

Cosa ne faremo domani dell’ex sede della Banca d’Italia? La regaliamo come succursale alla Kore, visto che senza il Policlinico pure l’Università di Palermo verrà indotta a darci il servito e sbaraccare?

Se non fosse per una questione di dignità e per non darla vinta a questa classe dirigente che ci sta spegnendo un soffio alla volta, verrebbe quasi la tentazione di lasciargli demolire la città in totale libertà.

Ma proprio per evitare di regalare loro anche questa soddisfazione, finché ci sarà concesso gridare continueremo a manifestare e a sbattergli in faccia tutto il nostro disappunto. Se non altro per mostrare ai nisseni che si sono affidati a personaggi incapaci, ben diversi dagli amministratori ennesi che, piacciano o no, il proprio territorio lo difendono coi denti, attaccando anche i colleghi di partito di altre province, con i fatti indipendentemente dal partito di appartenenza, esattamente oggi come avvenne anni fa.

Se da sempre i nisseni vengono etichettati con l’appellativo di “magonzesi”, forse, sotto sotto, un fondo di amara verità c’è sempre stato… sperando che nessuno si offenda.

Tempo scaduto: giù le maschere e carte in tavola. Chi tace o fa spallucce ha già scelto di stare dalla parte di chi spegne questa città. Ad Maiora

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