Dalle dichiarazioni in TV sui fatti del 1973 alla reazione della seconda carica dello Stato: le opposizioni insorgono contro quella che definiscono una “querela intimidatoria”, mentre la Presidenza del Senato esige formali scuse.
Un intervento televisivo dedicato alle politiche di sicurezza del governo si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro ideologico e giudiziario tra le istituzioni e il mondo della cultura.
Al centro della bufera c’è il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha dato mandato ai propri legali di procedere con una querela per diffamazione nei confronti di Michela Ponzani, storica, docente universitaria e conduttrice RAI.
La scintilla a Otto e mezzo
La vicenda ha preso il via durante la puntata del 22 ottobre della trasmissione Otto e mezzo su La7, condotta da Lilli Gruber. Nel corso del dibattito incentrato sul nuovo “decreto sicurezza”, la professoressa Ponzani ha sollevato una riflessione critica sul passato della destra italiana, rievocando gli eventi del 12 aprile 1973 a Milano.
In quel drammatico episodio, passato alla storia come il “Giovedì nero”, da una manifestazione non autorizzata indetta dal Fronte della Gioventù e dal Movimento Sociale Italiano venne lanciata una bomba a mano che provocò la morte del giovane agente di polizia Antonio Marino, di soli 22 anni. Nel suo intervento, Ponzani ha collegato quel contesto storico alle figure politiche dell’epoca, arrivando ad affermare che con le norme attuali “probabilmente oggi non avremmo un Presidente del Senato”.
La replica della Presidenza del Senato: “Estraneità totale”
La risposta della seconda carica dello Stato non si è fatta attendere. Attraverso il portavoce Emiliano Arrigo, la Presidenza del Senato ha diramato una nota ufficiale per ribadire l’assoluta estraneità di La Russa a ogni addebito legale o penale legato a quella giornata:
“È documentalmente accertata, come risulta dagli atti giudiziari, non soltanto l’assenza di qualsiasi sua responsabilità in relazione a quella tragica vicenda, ma persino alla semplice ipotesi di manifestazione non autorizzata. A conferma di ciò, il presidente La Russa può vantare un certificato penale intonso.”
I legali del Presidente del Senato hanno inoltre comunicato che verranno monitorate le uscite pubbliche di altri soggetti, pronti ad adire le vie legali verso chiunque accosti il nome di La Russa alla morte dell’agente Marino. Tuttavia, lo stesso La Russa ha successivamente fatto sapere di essere disposto a ritirare l’azione giudiziaria, a patto che la docente presenti immediate scuse formali.
La reazione della politica e della cultura
L’annuncio dell’azione legale ha provocato un’immediata levata di scudi da parte dei partiti di opposizione e del mondo accademico:
- Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra (AVS): Diversi parlamentari hanno espresso piena solidarietà a Michela Ponzani, parlando di un tentato bavaglio alla libertà di ricerca storica e di espressione. I democratici hanno definito l’iniziativa una “querela intimidatoria” volta a mettere a tacere la critica culturale.
- Movimento 5 Stelle: Il leader M5S Giuseppe Conte ha invitato direttamente il Presidente del Senato a fare un passo indietro e ritirare la querela, sottolineando come chi ricopre ruoli di garanzia istituzionale debba mostrare una maggiore tolleranza verso il dibattito pubblico e la storiografia.
Il caso rimane aperto in attesa di capire se la docente accoglierà la richiesta di chiarimento e di scuse o se la contesa approderà formalmente nelle aule di tribunale.
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