Mentre il centrodestra sceglie la linea del silenzio, il Movimento 5 Stelle passa alle vie legali. È l’effetto dell’arresto che ha coinvolto Armao, un episodio che ha infuocato il dibattito politico siciliano, spingendo le opposizioni all’attacco frontale e aprendo a nuovi scenari interni alla maggioranza.
L’affondo dei Cinque Stelle e l’esposto in Procura
A muovere i passi formali è il deputato regionale del M5S Adriano Varrica (componente della commissione Ambiente all’Ars). Il parlamentare ha annunciato la presentazione di un esposto alla Procura per accendere i riflettori su un presunto tentativo di Armao di intervenire nell’ambito delle autorizzazioni ambientali.
Secondo quanto ricostruito da Varrica nel documento, in aprile Armao avrebbe cercato di regolamentare la costruzione di impianti di accumulo elettrochimico (noti come Bess). Nel corso di una commissione, il politico avrebbe evidenziato come tali strutture presentassero «enormi rischi di incendio e contaminazione ambientale», riuscendo a far approvare una norma che avrebbe sottoposto questi impianti alla valutazione ambientale (Via), nonostante le leggi nazionali la escludessero per simili infrastrutture.
Tuttavia, dopo un primo via libera, la commissione ha fatto marcia indietro a seguito di ulteriori approfondimenti. Nell’esposto, Varrica sottolinea come quella norma avrebbe potuto generare un «effetto distorsivo del mercato»: da un lato avrebbe attratto sotto il controllo della Cts le autorizzazioni di un comparto in forte espansione, dall’altro avrebbe vincolato il rilascio di nuove autorizzazioni alla contestuale stipula di convenzioni con impianti già esistenti (esentati invece dalla medesima procedura di Via), avvantaggiando di fatto i vecchi proprietari sul mercato.
Le reazioni del Partito Democratico e le divisioni nel centrodestra
Duro il commento del Partito Democratico, che definisce la vicenda dell’arresto «l’ennesimo tassello di un puzzle chiaro da tempo». Per i dem la corruzione sarebbe endemica e la destra «sommersa da inchieste e non può offrire soluzioni». Sulla stessa linea Peppe Provenzano, che chiama in causa direttamente i vertici nazionali: «Per quanto tempo ancora Meloni farà finta di niente?».
Nel frattempo, sul fronte del centrodestra, si registra l’uscita isolata del forzista Minardo. A margine di un convegno a Catania, Minardo ha parlato di una fase di rinnovamento: «Stiamo lavorando per costruire una Forza Italia improntata all’apertura, al rinnovo e al cambiamento». Un segnale di come l’area moderata cerchi di smarcarsi, guardando con maggiore vicinanza al presidente della Regione Renato Schifani, mentre dal resto della coalizione e da Palazzo d’Orléans continua a prevalere la linea del massimo riserbo.
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