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Quando la scuola salva una vita: A Caltanissetta la storia di Stefania Ferro e della professoressa Pamela Intilla. Il 27 novembre nuova tappa per «Fili invisibili del destino». Locandina

Autore: Redazione Visualizzazioni: 167 Tempo di lettura: 20 Pubblicato il: 08/11/2026 13:15
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Il 27 novembre, alle ore 18.30, presso la Chiesa di San Biagio a Caltanissetta, sarà presentato il romanzo Fili invisibili del destino, pubblicato da Utterson, marchio editoriale di Scatole Parlanti, editoria NO EAP. L’iniziativa si svolge con il patrocinio della Diocesi di Caltanissetta e della Chiesa di San Biagio.

L’incontro prevede i saluti di Don Alessandro Rovello e delle professoresse Pamela Lucrezia Intilla, docente di IRC, catechista e referente per il bullismo e il cyberbullismo presso l’Istituto Comprensivo Lombardo Radice di Caltanissetta, e Maria Giulia Palermo, docente di Lettere al Liceo scientifico Alessandro Volta di Caltanissetta.

Non sarà soltanto una presentazione letteraria. Sarà il racconto di una vita che ha rischiato di spegnersi e di aggiungersi alla tragica lista delle giovani esistenze segnate dal bullismo, come quelle di Andrea Spezzacatena e Paolo Mendico.

Oggi Stefania è una ventiseienne che ha trasformato le difficoltà del passato in un percorso di crescita e realizzazione personale. Si è laureata con lode in Ingegneria informatica presso l’Università Kore di Enna e attualmente frequenta il corso di laurea magistrale nello stesso ateneo.

Una vicenda che porta con sé un messaggio importante per la scuola, le famiglie, le istituzioni e l’intera società: dietro il silenzio di un ragazzo può nascondersi una sofferenza profonda. E talvolta un adulto che sceglie di ascoltare, intervenire e rimanere accanto a chi soffre può cambiare il corso di una vita.

QUANDO QUALCUNO VEDE IL DOLORE CHE GLI ALTRI NON VEDONO: LA STORIA DI STEFANIA

Cresciuta in una famiglia in cui l’arte trova espressione nella sensibilità pittorica della madre Concetta, la ventiseienne Stefania Ferro ha scelto di trasformare una delle pagine più dolorose della propria adolescenza in una testimonianza di coraggio, consapevolezza e speranza.

Nel 2014, quando era ancora una studentessa, ha attraversato un periodo particolarmente drammatico, segnato dal bullismo, dall’isolamento e da una sofferenza psicologica che rischiava di travolgerla.

Ci sono dolori che non fanno rumore, ferite che non si vedono e richieste di aiuto che non sempre riescono a diventare parole. Stefania conosce bene questa realtà.

La sua storia, tuttavia, non è soltanto il racconto di ciò che ha subito, ma soprattutto di ciò che è accaduto quando qualcuno ha deciso di non ignorare quei segnali.

Da quell’esperienza nasce oggi un messaggio che va ben oltre la sua vicenda personale: quanto può essere determinante la presenza di un adulto capace di accorgersi della sofferenza di un giovane? E quanti ragazzi potrebbero trovare una strada diversa se incontrassero qualcuno disposto a fermarsi, ascoltare e tendere loro la mano?

È una riflessione che interpella tutti. Perché il bullismo non si combatte soltanto con le campagne di sensibilizzazione o le iniziative occasionali, ma soprattutto attraverso una cultura dell’attenzione, nella quale nessuno venga lasciato solo e nessuna richiesta di aiuto venga considerata irrilevante.

IL CORAGGIO DI EDUCARE, IL DOVERE DI RICONOSCERE: QUANDO LA DEDIZIONE DI UN INSEGNANTE DIVENTA UN ESEMPIO PER TUTTI

La storia di Stefania e della professoressa Pamela Lucrezia Intilla apre una riflessione che va oltre la vicenda personale e chiama in causa il mondo della scuola, le istituzioni.

Esistono insegnanti che, attraverso il proprio lavoro quotidiano, riescono a lasciare un segno profondo nella vita dei ragazzi. Educatori che non si limitano a trasmettere conoscenze, ma che sanno riconoscere le fragilità, intercettare il disagio e offrire ascolto e sostegno anche quando tutto questo richiede tempo, disponibilità e dedizione che vanno ben oltre i normali impegni professionali.

La testimonianza di Stefania restituisce il volto più autentico di questa missione educativa. Il percorso della professoressa Intilla dimostra quanto possa essere determinante la presenza di un docente capace di non voltarsi dall’altra parte e di accompagnare uno studente nei momenti più difficili della propria crescita.

Il valore di simili testimonianze non dovrebbe esaurirsi nella gratitudine di chi le ha vissute, ma diventare patrimonio e motivo di riflessione per l’intera comunità. Riconoscere pubblicamente educatori che hanno saputo incarnare concretamente i valori della solidarietà, della tutela dei minori e della responsabilità educativa significa anche indicare alla società quali esempi meritano di essere custoditi e valorizzati.

È anche attraverso storie come quella di Pamela Intilla che si comprende quanto sia importante promuovere una cultura del riconoscimento verso quegli insegnanti che, con sensibilità, responsabilità e spirito di servizio, contribuiscono concretamente alla tutela dei giovani e alla prevenzione del bullismo.

La scuola ha bisogno di competenze, ma anche di umanità. E una società che riconosce il valore di chi si prende cura delle nuove generazioni dimostra di saper attribuire il giusto significato alla propria missione educativa.

Stefania, a questo proposito, afferma:

«La Prof.ssa a me ha salvato la vita, ad altri ha evitato che lasciassero perdere gli studi e per altri ancora è l’ascolto sempre pronto. La Prof.ssa dedica tutte le sue ore libere alla scuola, perché svolge il suo lavoro con immensa passione e dedizione.

Incarna tutti quei valori umani e cristiani che dovrebbero guidare ogni persona: amore per il prossimo, carità, accoglienza, misericordia e attenzione verso chi soffre. Valori che non si devono soltanto proclamare, ma testimoniare ogni giorno attraverso gesti concreti. La Prof.ssa mi ha insegnato, con il suo esempio, che nessuno dovrebbe sentirsi invisibile, abbandonato o senza speranza.

Credo che il suo modo di essere rappresenti anche il significato più profondo del messaggio evangelico: esserci per chi è in difficoltà, tendere la mano a chi soffre e riconoscere in ogni persona una dignità che non deve mai essere calpestata.».

TRE DONNE, TRE DESTINI, UN FILO CHE UNISCE LE FERITE ALLA SPERANZA

In Fili invisibili del destino, Stefania affida alla letteratura una storia corale nella quale diverse esistenze si incontrano, si intrecciano e si sostengono, mostrando come anche le vite più ferite possano trovare una possibilità di rinascita. I volti e i cuori che animano la storia sono reali, ma le vicende narrate sono frutto di fantasia.

Marina è una studentessa universitaria che vive prigioniera di ricordi dolorosi e di messaggi anonimi che le sottraggono serenità. Nel suo cammino incontra altre donne, diverse per storia, esperienze e sensibilità, ma unite da fragilità che le porteranno a condividere un destino inatteso.

Paola è una madre rimasta vedova a causa di una morte bianca, determinata a cercare una verità che sembra sepolta sotto il peso dei documenti e dei silenzi. Martina ed Elena sono presenze fondamentali in un equilibrio umano complesso, nel quale ogni esperienza personale diventa parte di un disegno più grande.

Attraverso queste protagoniste, l’autrice affronta questioni di grande attualità: bullismo, sanità pubblica, sicurezza sul lavoro, disoccupazione, violenza contro le donne e dipendenze.

La conclusione del romanzo restituisce il senso di un percorso nel quale gli incontri, anche quelli più inattesi, possono trasformarsi in occasioni di cambiamento e rinascita.

Perché, a volte, proprio quando tutto sembra perduto, un incontro può diventare l’inizio di una nuova possibilità.

COSTANZA DI QUATTRO, LA STAMPA LOCALE E LE BOOK BLOGGER SI INTERESSANO AL PROGETTO LETTERARIO DI STEFANIA

Il percorso di Fili invisibili del destino ha già incontrato l’attenzione di alcune personalità del panorama culturale e letterario.

In occasione della presentazione de La Mezza, Stefania ha avuto modo di conoscere la scrittrice Costanza Di Quattro, con la quale ha condiviso il proprio progetto narrativo, suscitando interesse per la storia e per il suo significato. Da questo incontro è nata anche la possibilità di una futura collaborazione tra le due autrici.

Oltre a Caltanissetta 401, il romanzo ha ricevuto attenzione da parte di Gandolfo Maria Pepe, redattore de La Sicilia per la sezione di Caltanissetta, e del periodico diocesano L’Aurora.

A occuparsi dell’opera sono state anche le book blogger Leandra Nastasi e Sabrina Luisi, entrambe rimaste particolarmente colpite dalla lettura: la prima ha assegnato al volume cinque stelle, mentre la seconda si è dichiarata «toccata profondamente» dalla storia.

NEW RADIO STATION RACCONTA LA STORIA DI STEFANIA FERRO E DELLA PROFESSORESSA PAMELA INTILLA

La vicenda di Stefania Ferro e della professoressa Pamela Lucrezia Intilla ha raggiunto anche il pubblico radiofonico grazie a New Radio Station, emittente di Serradifalco conosciuta come «la radio che regala emozioni».

La radio ha dedicato alle due protagoniste un’intervista dal titolo particolarmente significativo, «Può un insegnante cambiare il destino di una vita?», condotta da Lillo Lauricella, Lorella Maida e Roberta Spadaro, che ha già superato le 340 visualizzazioni.

Un confronto nel quale Stefania e la professoressa Intilla hanno potuto ripercorrere una storia di difficoltà, ascolto e rinascita, condividendo il significato di un legame educativo che ha lasciato un segno profondo nella vita di una giovane studentessa.

«Io e la professoressa Intilla desideriamo esprimere la nostra sincera gratitudine a New Radio Station per averci offerto l’opportunità di raccontare la nostra esperienza. Abbiamo trovato un ambiente accogliente e professionale, nel quale ci siamo sentite libere di parlare con spontaneità e di condividere emozioni e riflessioni importanti. Ci auguriamo che questa intervista possa raggiungere soprattutto i ragazzi che stanno attraversando momenti difficili, facendo comprendere loro che non sono soli, che esiste sempre qualcuno disposto ad ascoltarli e che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio», racconta Stefania.

L’incontro radiofonico ha rappresentato anche un’occasione per richiamare l’attenzione su temi che riguardano l’intera comunità: la prevenzione del bullismo, il disagio giovanile, la responsabilità educativa degli adulti e l’importanza di una scuola capace di riconoscere e accogliere le fragilità dei propri studenti.

Attraverso questa intervista, New Radio Station ha contribuito a dare visibilità a una testimonianza che merita di essere conosciuta, portando all’attenzione del pubblico il valore di quegli insegnanti che, andando oltre la semplice trasmissione delle conoscenze, scelgono di esserci davvero nella vita dei propri studenti.

Perché, a volte, una voce che ascolta può diventare il primo passo per ritrovare la propria.

PAMELA INTILLA, LA PROFESSORESSA CHE HA SCELTO DI SALVARE UNA VITA ATTRAVERSO L’ASCOLTO

Ci sono incontri che durano pochi anni e altri che rimangono per sempre. Ci sono insegnanti che accompagnano una classe per un anno scolastico e altri che continuano a vivere nella storia personale dei propri studenti anche molto tempo dopo l’ultimo giorno di scuola.

Per Stefania, quell’incontro ha un nome e una data precisa: 26 settembre 2014, professoressa Pamela Lucrezia Intilla.

All’epoca docente di Religione Cattolica, Pamela Intilla fu la persona che seppe leggere dietro il silenzio, lo sguardo e la sofferenza di una ragazza che stava attraversando uno dei momenti più bui della propria adolescenza.

Durante un’assemblea d’istituto, una lettera umiliante rischiava di trasformarsi in un’ulteriore ferita per Stefania, esponendola a una mortificazione davanti alla comunità scolastica. La professoressa comprese immediatamente la gravità di quanto stava accadendo e, in accordo con la dirigenza, decise di interrompere l’assemblea, intervenendo con fermezza e richiamando tutti al rispetto della dignità della studentessa.

Ma la vera grandezza della professoressa Pamela Lucrezia Intilla non si esaurì in quell’intervento.

Fermare un episodio di prevaricazione significava affrontare l’emergenza; ricostruire la fiducia di una ragazza ferita richiedeva qualcosa di molto più profondo: tempo, pazienza, presenza e un ascolto capace di non stancarsi.

La docente continuò a esserci anche dopo, dedicando a Stefania attenzione e disponibilità, accompagnandola passo dopo passo nel recupero della fiducia in se stessa e nella ricostruzione di un’autostima profondamente ferita.

«Intervenire in quel momento e fermare ciò che stava accadendo è stato fondamentale, ma il vero cambiamento è arrivato nei giorni successivi», racconta Stefania. «La professoressa Intilla non mi ha lasciata mai e dico mai sola: con una dedizione straordinaria, mi ha donato il suo tempo, mi ha ascoltata con pazienza e mi ha accompagnata passo dopo passo nel difficile percorso di recupero della fiducia in me stessa. Grazie a lei ho imparato a non lasciare che il dolore e il rancore prendessero il sopravvento, riscoprendo il valore del perdono e, soprattutto, ritrovando la consapevolezza della mia dignità».

La storia di Pamela Intilla richiama così la dimensione più alta della missione educativa: non limitarsi a insegnare, ma prendersi cura; non fermarsi a ciò che è scritto nei registri, ma imparare a leggere anche ciò che uno studente non riesce a esprimere.

Nel suo ruolo di insegnante di Religione Cattolica, la professoressa ha saputo rendere concreti i valori del Vangelo, trasformando parole come misericordia, accoglienza, perdono e prossimità in gesti quotidiani. Non una fede soltanto raccontata, ma una fede vissuta attraverso la capacità di riconoscere il dolore dell’altro e farsene carico.

La vicenda di Stefania e Pamela diventa così una testimonianza che supera i confini di una singola esperienza scolastica. È un invito a interrogarsi sul valore di quegli educatori che, spesso lontano dai riflettori, svolgono un ruolo fondamentale nella vita delle nuove generazioni.

Perché un insegnante non può risolvere ogni problema, ma può fare in modo che uno studente non debba affrontarlo da solo.

E forse il valore più grande di una scuola si misura proprio nella capacità di non lasciare indietro nessuno.

UNA STORIA ACCOMPAGNATA DALLA FEDE, FIN DALLA NASCITA

La storia di Stefania Maria Pia Ferro è legata, sin dalle sue origini, a un vissuto di fede particolarmente profondo. La sua nascita, secondo quanto raccontato dalla famiglia, era stata in qualche modo anticipata da fra Modestino, amico di Padre Pio. La madre ricorda inoltre di aver sentito, in quel periodo, un intenso profumo di rose, un’esperienza che ha custodito nel cuore e interpretato come un segno spirituale.

Nel corso della vita, tuttavia, anche la fede di Stefania ha attraversato momenti di difficoltà, domande e smarrimento. È proprio in questo contesto che si inserisce un altro passaggio significativo del rapporto con la professoressa Pamela Lucrezia Intilla. Di fronte al dolore e alle ferite vissute da Stefania, la docente le ha richiamato le parole di Gesù sulla croce: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

Anche questo, per Stefania, ha rappresentato un momento importante di accompagnamento umano e spirituale.

UNA COMUNITÀ CHE SA ASCOLTARE E ACCOMPAGNARE

Accanto a Stefania ci sono sempre stati la madre Concetta, i nonni e la sorella, punti di riferimento familiari che hanno condiviso le difficoltà e sostenuto il suo cammino.

A questa rete si sono aggiunte figure importanti del mondo scolastico. La professoressa Maria Giulia Palermo ha avuto un ruolo significativo nel delicato passaggio di classe. La professoressa Letizia Ognibene, invece, ha contribuito alla nascita della sua esperienza di scrittura, aiutandola a scoprire nella parola uno strumento per dare forma alle emozioni, raccontarsi e trasformare il dolore in espressione.

E ADESSO, STEFANIA GUARDA AL FUTURO: UN NUOVO LIBRO ALL’ORIZZONTE

Dopo aver affidato a Fili invisibili del destino una parte importante della propria sensibilità e della propria visione del mondo, Stefania Ferro guarda già a nuovi progetti. La scrittura è diventata per lei uno spazio di espressione, riflessione e condivisione, attraverso il quale continuare a dare voce a storie, emozioni e temi che meritano di essere ascoltati.

La giovane autrice è infatti già al lavoro sul suo secondo libro, che vedrà ancora protagoniste Paola e Marina, due figure che evidentemente hanno ancora molto da raccontare.

E quando si parla del futuro, Stefania non dimentica le persone che hanno accompagnato il suo percorso. Parlando delle sue professoresse, lascia emergere anche il suo lato più ironico e affettuoso, scherzando: «Sicuramente, guai a chi mi tocca le prof!».

Una battuta che strappa un sorriso, ma che racconta anche qualcosa di importante: certi legami nati tra i banchi di scuola non si esauriscono con la fine degli studi. Restano nel tempo, diventano affetto, riconoscenza e parte integrante della propria storia.

E mentre un nuovo libro prende forma, Stefania continua il suo cammino tra studio, scrittura e progetti futuri, portando con sé le esperienze e gli incontri che hanno contribuito a renderla la donna che è oggi.

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