Intervistata da Fabio Fazio la giornalista ha detto di non voler ritornare in Iran “”Finché c’è la Repubblica islamica”
AGI – “Venivo interrogata incappucciata con la faccia al muro”, “mi interrogava sempre la stessa persona in perfetto inglese e mi chiese come preferissi la pizza dal che ho capito che conosceva molto bene l’Italia”. Lo ha detto Cecilia Sala intervistata a ‘Che tempo che fa’.
“Chiedevo qualcosa da leggere, ho chiesto il Corano in inglese ma mi è stato negato, così passavo il tempo a contarmi le dita e a leggere gli ingredienti sulle buste”, ha raccontato la giornalista. “Quando si aprivano le porte sentivo una ragazza di una cella vicina che prendeva la rincorsa per sbattere la testa il più forte possibile contro la porta. I rumori che arrivavano dal corridoio erano strazianti, erano tentativi di farsi del male di detenute in isolamento”.
“Nell’isolamento viene costruita una condizione psicologica per farti crollare – ha aggiunto la giornalista – gli interrogatori avvenivano ogni giorno, per 15 giorni, sempre incappucciata. Il giorno prima della mia liberazione mi hanno interrogato per dieci ore e mi interrogava sempre la stessa persona”.
“Non sapevo nulla di ciò che accadeva fuori – ha raccontato Sala – nella prima telefonata potevo dire di essere stata arrestata e di non essere stata ferita. Poi le telefonate sono diventate un po’ più lunghe, riuscivo a passare delle informazioni a Daniele nonostante la regola ‘non si può parlare del tuo caso e della prigione’. Abbiamo un linguaggio in codice per cui riuscivo a passare delle informazioni nonostante i controlli, come per esempio che non avevo un materasso e un cuscino”.
“Sono stata fortunatissima a stare lì dentro solo 21 giorni – ha concluso Sala – adesso, aiutata, riesco a dormire. Il recupero è più rapido rispetto a tante altre persone sono rimaste li’ centinaia di giorni”.
“Finché c’è la Repubblica islamica non tornerò in Iran”. Ha detto la giornalista.
Sala ha raccontato di essere stata “presa nella mia camera d’albergo mentre stavo lavorando. Hanno bussato e mi hanno portata via. Ho capito dove mi stavano portando perché conosco il carcere che è dentro la città. Ero bendata ma dal traffico e dalla strada che stavamo facendo ho capito che stavamo andando lì”.
La giornalista, oltre a un lungo periodo di isolamento ha condiviso per qualche tempo la cella con un’altra detenuta e ha raccontato che “la prima cosa di cui abbiamo parlato con la mia compagna di cella è stato di come capire che ora fosse. C’era una piccola finestrella sbarrata in alto e da lì abbiamo giocato a capire dal riflesso che ora fosse”.
Fonte AGI

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