Non solo la beffa sulle minime, la Manovra conferma l’addio alle pensioni anticipate con la cancellazione di Quota 103 e Opzione donna
Alla fine, la conferma è arrivata. Nel testo bollinato della Manovra non c’è alcun riferimento alle pensioni anticipate. Il che vuol dire che dall’anno prossimo non ci saranno più né la Quota 103 né l’Opzione donna. Così il disegno del governo che doveva cancellare la legge Fornero è completo: dalla graduale limitazione alla pensione anticipata, si è arrivati alla sua cancellazione.
Le due uscite anticipate, quindi, non ci saranno più. Resta soltanto l’Ape sociale, prorogata fino al 31 dicembre: potranno accedere chi al compimento dei 63 anni e 5 mesi si trova in una di queste condizioni: disoccupazione, assistenza a familiare con disabilità grave, riduzione della capacità lavorativa per invalidità grave, dipendenti per lavori usuranti. Confermato invece l’aumento delle pensioni minime, ma la cifra sarà più bassa di quella annunciata dal governo: l’incremento reale è di soli 12 euro e non di 20.
Pensioni, saltano tutti gli anticipi: addio a Quota 103 e Opzione donna
Le promesse della destra e soprattutto della Lega vengono quindi tradite. Matteo Salvini è arrivato al governo promettendo, anche, l’abolizione della legge Fornero. Dopo tre anni di governo Meloni, invece, non solo la Fornero non è stata abolita, ma sono state cancellate le forme di anticipo pensionistico finora introdotte. Prima sono state rese le Quote e l’Opzione donna meno invitanti, con restrizioni e tagli degli assegni. Poi sono state cancellate. Tutto questo va di pari passo con l’aumento dell’età pensionabile dal 2027, che parte della maggioranza aveva assicurato che sarebbe stato scongiurato. E invece ci sarà per quasi tutti i lavoratori, con le uniche eccezioni di usuranti e gravosi.
La beffa delle pensioni minime
Oggi è arrivata poi un’altra conferma, quella sulle pensioni minime. L’annuncio del governo si è trasformato in una mezza beffa. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato che l’aumento riguarda i pensionati in condizioni disagiate, anche quelli al di sotto dei 70 anni. Ma l’aumento non sarà di 20 euro, perché in realtà dal 2026 la crescita sarà di 12 euro rispetto a quest’anno, come scritto nella relazione tecnica della Manovra. L’aumento di 20 euro ingloba infatti gli 8 euro già dati in via transitoria per l’anno in corso. Quindi una conferma e solo in parte una crescita degli importi.
La platea, ha ricordato Giorgetti, è di 1,1 milioni di pensionati in difficoltà. L’aumento va agli over 70 ma è previsto che la soglia venga abbassata di un anno per ogni cinque anni di contributi previdenziali, quindi può andare al di sotto dei 70 anni. La platea riguarda i pensionati previdenziali e assistenziali, invalidi civili totali, ciechi assoluti, sordomuti titolari di pensione che si trovano nelle condizioni reddituali per beneficiare delle maggiorazioni sociali.
Fonte lanotiziagiornale.it di Stefano Rizzuti
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