Vi ho tenuti aggiornati sul momento difficile che stiamo attraversando, sia come profilo personale, come del gruppo, con ricadute anche sul giornale che dirigo, problemi continui nel pubblicare liberamente e serenamente.
La situazione va avanti da tempo e non sembra cessare, pochi minuti fa l’ennesima “liberazione”.
Purtroppo quando il nostro modo di comunicare, sia sui social che nel giornale, si scontra con l’ostilità o la prepotenza degli altri, la solidarietà, che può sembrare un gesto semplice, diventa un valore inestimabile.
Negli ultimi giorni, ho avuto la conferma di quanto il segnale della solidarietà sia potente, ricevendo un’ondata di supporto non solo pubblica, ma anche attraverso messaggi e chiamate private da parte di colleghi, amici e conoscenti, sperando anche serva anche a far desistere certa gente.
Questo slancio non è solo una formalità, ma un profondo “ti sono vicino”, un modo per costruire un legame umano contro la sensazione di isolamento o impotenza, soprattutto quando non si sa con chi si sta “combattendo”.
La vicinanza, anche se la situazione non è grave come altre, funge da balsamo per il morale e, soprattutto, da stimolo a non arrendersi.
Quando ci si trova a fronteggiare quotidianamente una certa prepotenza, orchestrata per mettere in difficoltà e indurre al silenzio, sapere di non essere soli è fondamentale.
In questo contesto, l’attacco mirato alla libera espressione, al diritto di critica e al dissenso rappresenta un chiaro esempio della battaglia per la libertà. Il diritto di criticare, di esporre fatti, di porre domande scomode o di esprimere dissenso è il pilastro non negoziabile di ogni democrazia.
Spesso, questo diritto non viene accolto bene e si cerca di sopprimerlo attraverso mezzi che vanno dall’intimidazione al logoramento psicologico. L’obiettivo rimane sempre lo stesso, annullare la legittimità della “voce critica” per evitare che certi argomenti vengano messi in discussione o semplicemente resi pubblici.
“Sentinelle della democrazia”
In questa semplice frase si racchiude l’essenza del lavoro del giornalista e dell’importanza della stampa libera. Non si tratta solo di raccontare eventi o diffondere comunicati preconfezionati, ma di essere vere e proprie sentinelle della democrazia, dei megafoni per la collettività che ha qualcosa da dire, ma che spesso non sa come farlo o perché non trova spazio.
Quando l’informazione viene attaccata, specialmente per articoli scomodi o critiche ben documentate, l’obiettivo è minare quella fondamentale funzione di controllo che la stampa deve esercitare sul potere.
Se si cerca di silenziare la voce di un giornalista, anche se si tratta di un “cosiddetto giornale online”, si crea un vuoto informativo che non permette di avere un’informazione completa.
Per questo motivo, difendere il diritto di critica del giornalista significa anche difendere il diritto del cittadino a essere informato e a formarsi un’opinione libera.
L’attacco a un singolo è un tentativo di erigere una barriera psicologica che spinge anche gli altri all’autocensura e a rinunciare al proprio dovere civico e professionale.
La solidarietà, anche quando l’ingiustizia che la provoca non ci tocca direttamente, è fondamentale per rafforzare un principio più grande, la difesa dei diritti e delle libertà fondamentali.
Ciò che per molti può sembrare lontano è, in realtà, un pericoloso precedente che alimenta una trasformazione sociale, in negativo.
Oggi, l’obiettivo dell’attacco è la libertà di parola e di critica, domani, potrebbero essere minacciati altri diritti essenziali.
L’apatia di fronte a un’ingiustizia diventa l’alleata involontaria della prepotenza. Essere solidali oggi significa difendere il principio che la libertà di uno è indissolubilmente legata alla libertà di tutti.
Vorrei concludere esprimendo un sincero ringraziamento a tutti coloro, colleghi, amici o semplici conoscenti, che anche in privato hanno dimostrato e continuano a dimostrare la propria solidarietà, offrendo non solo parole, ma anche la loro vicinanza umana, perché quando qualcuno cerca di imporre il silenzio, la nostra più grande arma è l’unità delle nostre voci.
È importante che tutti sappiano che non ci lasceremo intimidire, troveremo sempre un modo per andare avanti, nonostante gli ostacoli che ci vengono messi davanti, anche oggi.
A volte, la frustrazione è così forte che viene voglia di mandare tutto per aria, perché non è facile passare ore a modificare profili, cercare di farsi riconoscere e autenticare o cambiare password.
Ma sappiate che il vostro sostegno è la forza che ci spinge a non arrenderci e a lottare per i nostri diritti, che sono anche i diritti di tutti voi. Ad Maiora
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