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Sanità, boom della spesa privata e crollo del pubblico. E 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure

Last updated: 28/11/2025 6:31
By Redazione 73 Views 6 Min Read
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La spesa privata sale a 41,3 miliardi, il pubblico arretra, il privato puro esplode: il nuovo rapporto Gimbe fotografa una Sanità in declino

Contents
Il sorpasso del “privato puro”L’avanzata silenziosa dei terzi pagantiSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.                                                 

L’ultima analisi della Fondazione Gimbe conferma un Paese che sta trasformando il proprio servizio sanitario senza alcuna decisione politica dichiarata. Nel 2024 la spesa out-of-pocket arriva a 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale. È un livello che da dodici anni supera stabilmente la soglia del 15% indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, oltre la quale aumentano i rischi di impoverimento e di esclusione dalle cure.

Il dato più amaro riguarda le rinunce alle cure, che nel 2024 salgono a 5,8 milioni di persone: quasi due milioni in più rispetto al 2022. In parallelo, l’Istat conta oltre cinque milioni di persone in povertà assoluta, quasi nove milioni in povertà relativa. È un quadro che incrocia alla perfezione l’aumento delle prestazioni saltate per motivi economici. «L’impoverimento delle famiglie limita perfino il ricorso al privato», osserva Nino Cartabellotta, descrivendo una privatizzazione che procede in silenzio perché non dichiarata.

Secondo l’analisi, quasi il 40% della spesa sanitaria privata è a basso valore clinico: check-up inutili, prestazioni indotte dal consumismo sanitario, prodotti non essenziali. In altre parole, chi può permetterselo continua a comprare salute anche quando non servirebbe, mentre chi non può rinuncia persino alle prestazioni necessarie.

Il sorpasso del “privato puro”

La trasformazione è netta nella crescita del privato non convenzionato, le strutture che erogano prestazioni totalmente a pagamento. Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso questo settore è aumentata del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi, con una crescita media di 600 milioni l’anno. Il privato accreditato, nello stesso periodo, sale solo del 45%. Il divario, che nel 2016 era di 2,2 miliardi, oggi si è quasi azzerato: chi può pagare esce dal perimetro del SSN perché non trova risposte né nel pubblico né nel convenzionato.

A livello territoriale la mappa è diseguale: il Lazio è la regione che destina più risorse al privato convenzionato (29,3%), seguita da Molise e Lombardia. Le quote più basse si registrano in Valle d’Aosta, Bolzano e Friuli Venezia Giulia. Sopra la media nazionale si collocano anche Sicilia, Campania e Puglia. Le regioni in Piano di rientro toccano una media del 23,9%, segno che i bilanci più fragili si reggono su un ricorso più intenso al privato.

Molti di questi processi, sottolinea Gimbe, non derivano da scelte politiche pianificate, ma dall’incrocio di risorse insufficienti, tariffe ferme, tetti di spesa alzati a colpi di urgenze e convenzioni rinegoziate senza una strategia complessiva.

L’avanzata silenziosa dei terzi paganti

A completare il quadro c’è l’aumento dei terzi paganti – fondi sanitari, casse mutue, assicurazioni, welfare aziendale – che nel 2024 raggiungono 6,36 miliardi di spesa, oltre due miliardi in più rispetto al triennio pre-pandemico. Le generose defiscalizzazioni che li favoriscono creano un effetto paradossale: risorse pubbliche che finiscono per sostenere profitti privati, trasformando questi strumenti in un canale di privatizzazione indiretta.

Nell’analisi Gimbe le forme della privatizzazione sanitaria sono due: da un lato la privatizzazione della spesa, con più pagamenti diretti e intermediati; dall’altro la privatizzazione della produzione, con un aumento delle strutture private che erogano prestazioni essenziali. Entrambi i fenomeni avanzano rapidamente in un contesto di definanziamento cronico del Servizio sanitario nazionale.

Da Arezzo, Gimbe indica alcune condizioni minime: un rilancio stabile del finanziamento pubblico, un paniere realistico di Livelli essenziali di assistenza, un secondo pilastro realmente integrativo e non sostitutivo, un rapporto pubblico-privato regolato da norme trasparenti.

Cartabellotta sintetizza così: «Non serve cercare piani occulti: la privatizzazione proporzionale all’indebolimento del SSN è già in atto». Il sistema è ormai di fatto “misto”, senza che nessun governo abbia spiegato ai cittadini le conseguenze. È la sanità che cambia per abbandono, e non per scelta.

Fonte lanotiziagiornale.it di Giulio Cavalli

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