In Cisgiordania 160 arresti, due uomini disarmati uccisi, una moschea incendiata. A Gaza bombe sulla tregua, la vita dei profughi tra le macerie
Èil terzo fronte, la Cisgiordania nel mirino delle ultime irruzioni israeliane. Sono oltre 160 i palestinesi arrestati dall’inizio dell’assalto alla città di Tubas. Due palestinesi sono stati uccisi dopo che si erano arresi a Jenin. Per l’esercito israeliano i due avrebbero aperto il fuoco contro militari dello Stato ebraico. Queste sono le immagini della moschea di Al-Falah che alcuni coloni israeliani hanno imbrattato con vernice spray e dato alle fiamme.
A Gaza chi prova a tornare nelle case abbandonate trova le macerie che preferisce ai campi profughi:
“Meglio stare a casa propria che in una tenda. Anche se sono circondata dalle macerie è sufficiente avere un riparo.”
“È chiaro che non c’è tregua. Ogni giorno, ogni minuto, c’è un bombardamento. Ma io non mi muovo più da casa mia.”
Gli sfollati restano tanti mentre gli aiuti umanitari arrivano a stento. Un convoglio donato dall’Egitto è in arrivo a Khan Younis. Trasporta decine di migliaia di pacchi alimentari per uno dei più grandi campi di sfollati nel sud di Gaza. “Dopo Rafah ora si prosegue con Khan Younis e vogliamo raggiungere anche Gaza City e il nord della Striscia”, conferma il portavoce del comitato egiziano.
Ma la strada verso il riparo resta lunga. Mentre continuano i bombardamenti, la Croce Rossa aiuta nella ricerca dei corpi degli ultimi due ostaggi israeliani ancora da restituire.
Fonte RaiNews.it
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