L’Europa si muove su più fronti: dalla guerra in Ucraina alla crisi mediorientale, passando per il dibattito sul ruolo dell’Ue nei negoziati globali. Le ultime decisioni e dichiarazioni emerse nelle scorse ore mostrano un continente che tenta di riaffermare la propria voce, ma che resta diviso internamente e spesso in ritardo rispetto alle iniziative di altri attori globali.
Ue, via libera al congelamento illimitato degli asset russi
Fonti europee confermano che l’Unione ha approvato il congelamento a tempo indeterminato degli asset russi, attraverso la cosiddetta procedura scritta, uno strumento che consente l’adozione di misure senza un Consiglio formale.
Venticinque Paesi hanno votato a favore, mentre due si sono opposti, segno che le fratture interne sulla gestione del conflitto ucraino non sono ancora del tutto sanate. La misura rende permanente il blocco dei beni statali russi detenuti in Europa, una mossa con forti implicazioni economiche e politiche: da un lato aumenta la pressione sul Cremlino, dall’altro apre la strada all’utilizzo degli interessi maturati per sostenere l’Ucraina sul piano militare e di ricostruzione.
Italia e 3 Paesi Ue: “Blocco degli asset non ne determina l’uso”
“In uno spirito di cooperazione” Belgio, Bulgaria, Italia e Malta hanno votato «sì» al blocco indeterminato degli asset russi «ma precisano che tale voto non pregiudica in alcun caso la decisione sull’ eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati che deve essere presa a livello dei leader e che non costituisce un precedente per il settore della politica estera e di sicurezza comune». E’, a quanto apprende l’ANSA, uno dei passaggi della dichiarazione che i quattro Paesi membri hanno allegato al verbale della procedura scritta sul voto per il congelamento indeterminato dei beni russi. Il voto si è tenuta a maggioranza qualificata.
Insieme a Belgio, Bulgaria e Malta, l’Italia ha deciso di non far mancare il proprio sostegno al Regolamento che intende stabilizzare l’immobilizzazione dei beni russi – senza tuttavia stabilirne l’utilizzo – sino a che Mosca non cessi la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina e non la risarcisca per i danni causati dalla sua guerra. Lo ha fatto perché non vi siano dubbi sul proprio sostegno all’Ucraina. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi, spiegando che l’Italia, tramite una dichiarazione aggiuntiva, ha però voluto sottolineare la necessità che decisioni di una tale portata giuridica, finanziaria e istituzionale siano sempre precedute da una discussione a livello politico e non vi siano fughe in avanti a livello tecnico.
La decisione, oltre a non pregiudicare in alcun caso la decisione sull’eventuale utilizzo dei beni immobilizzati russi, non costituisce in alcun modo un precedente per il passaggio da decisioni all’unanimità alla maggioranza qualificata. Riferiscono ancora fonti di Palazzo Chigi precisando quanto specificato dall’Italia in una dichiarazione aggiuntiva dopo aver deciso di non far mancare il proprio sostegno al Regolamento.
In vista del Consiglio europeo di dicembre – spiegano le stesse fonti – e con uno spirito pienamente costruttivo, l’Italia ha quindi invitato la Commissione e il Consiglio a continuare a esplorare e discutere opzioni alternative per rispondere alle esigenze finanziarie dell’Ucraina, basandosi su un prestito Ue e su soluzioni ponte, per garantire la continuità del sostegno prima che la soluzione individuata possa effettivamente entrare in vigore.
Fonte lagazzettadelsud.it
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