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L’Arte del consenso: Cicerone e le eterne promesse elettorali

Last updated: 29/12/2025 7:10
By Sergio Cirlinci 96 Views 9 Min Read
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Il “Manualetto di campagna elettorale” (Commentariolum Petitionis), attribuito a Quinto Tullio Cicerone e indirizzato al fratello Marco, che si candidava al consolato nel 64 a.C., è un documento che, a oltre duemila anni di distanza, offre una visione sorprendentemente attuale e, a tratti, cinica sui meccanismi della conquista del consenso.

Quest’opera si presenta come una guida per l’aspirante politico, un vero e proprio catalogo di consigli pratici su come apparire più che essere.

I suggerimenti di Quinto a Marco si concentrano sull’efficacia e sull’impatto emotivo, delineando una “politica come arte di far credere”.

Importante è anche l’apparenza e la pubblicità, il candidato deve farsi vedere il più possibile, circondato da una folla di sostenitori o amici di ogni ceto.

L’immagine di potenza e ammirazione nello splendore della campagna conta più della sostanza.

“Fa’ in modo che tutta la campagna elettorale sia piena di splendore”

Un punto cruciale è la capacità di lusingare l’elettorato e promettere vantaggi.

Quinto suggerisce di promettere sempre, anche sapendo di non poter mantenere, confidando nel destino o in eventi inattesi che possano elegantemente liberare dagli impegni presi.

Le promesse devono essere precise, ma non dispendiose.

Parte integrante della strategia è l’attacco diretto, il “diffamare” gli avversari, la “denigratio”, per distogliere l’attenzione dai propri punti deboli e sfruttare l’insicurezza del popolo.

È fondamentale visitare ogni singolo quartiere, adattandosi all’elettorato locale senza mai prendere una posizione troppo decisa su questioni delicate.

Inoltre, bisogna assicurarsi l’amicizia e il sostegno di “uomini potenti”.

Il parallelismo tra i consigli del I° secolo a.C. e le moderne campagne elettorali è davvero sorprendente per quanto rimanga invariato nel tempo.

La lezione che ci offre il “Manualetto” sembra suggerire che la natura umana, e di conseguenza le strategie per conquistarla politicamente, non siano cambiate affatto.

“Prometti sempre, non negare mai”.

Le innumerevoli promesse elettorali che sentiamo a tutti i livelli vengono spesso espresse in modo vago e talvolta contraddittorio, con la consapevolezza che non tutte potranno essere mantenute.

C’è poi un’enorme attenzione all’immagine, ai social media, alle performance con foto e alla leadership individuale, spesso potenziata da un abile racconto fatto dai sostenitori, dove il contenuto dei programmi passa in secondo piano rispetto al carisma del candidato.

Ma assistiamo anche a una vera e propria macchina del fango, con campagne di delegittimazione che si avvalgono di fake news o attacchi personali, puntando a minare la credibilità degli avversari piuttosto che costruire la propria.

Farsi vedere in pubblico in ogni occasione e la presenza costante sui media servono a creare un senso di vicinanza e onnipresenza, nonostante le critiche sulla superficialità dei contenuti.

Cicerone, una figura chiave della Repubblica romana, credeva che la vita politica e l’oratoria fossero inseparabili. L’oratore ideale è colui che utilizza l’arte della parola in modo etico e responsabile, al servizio della res publica e in lotta contro la corruzione. Secondo Cicerone, per essere un buon politico, l’oratore deve avere alcuni requisiti fondamentali.

Una cultura ampia ed è essenziale avere una solida conoscenza del passato (Historia Magistra Vitae) e conoscere a fondo i sentimenti degli ascoltatori.

Il suo discorso deve essere chiaro, ben strutturato nella scelta e nell’ordine delle parole, elegante, brillante e rispettoso.

La gestualità, l’espressione facciale e i toni vocali sono cruciali, poiché rappresentano almeno il 50% dell’efficacia del messaggio e deve essere in grado di rispondere e controbattere prontamente.

Se a livello nazionale l’enorme numero di promesse non mantenute è un dato di fatto, a livello locale, come nel caso di Caltanissetta, l’impatto sul tessuto sociale è molto più diretto e corrosivo.

Nella realtà i cittadini hanno visto ripetersi nel tempo cicli elettorali pieni di promesse solenni, dal rilancio socio-economico della città alla riqualificazione del centro storico, dalla creazione di nuovi posti di lavoro legati a grandi progetti infrastrutturali Policlinico e Università, fino alla risoluzione dei cronici problemi di viabilità e idrici.

L’eco di queste promesse, lanciate per conquistare il consenso, seguendo alla lettera il consiglio di Cicerone di promettere senza esitazione, si scontra con una quotidianità caratterizzata da: infrastrutture incompiute o in ritardo, un simbolo tangibile della mancata realizzazione dei programmi, problemi strutturali persistenti, la mancata risoluzione di servizi di base, come l’acqua e la normale manutenzione della città, che minano la fiducia nella classe dirigente, spopolamento e crisi economica, il mancato decollo economico, in evidente contraddizione con le prospettive rosee sbandierate in campagna elettorale.

Questa frattura tra la retorica della campagna e la dura realtà post-elettorale genera un effetto devastante che va oltre la semplice sconfitta di un singolo politico, i cittadini più coinvolti, i “tenaci sostenitori” che hanno creduto e investito fiducia nel progetto, si sentono traditi, trasformandosi spesso nei critici più aspri.

Quando le promesse non vengono mantenute, si rafforza l’idea che la politica sia fondamentalmente un gioco di inganni e interessi personali.

Questo cinismo porta a una crescente disaffezione e a un’astensione dal voto, svuotando la democrazia locale della sua partecipazione attiva. La gente inizia a perdere fiducia non solo nelle buone intenzioni, ma anche nella capacità della classe politica di realizzare ciò che promette, percependola come inefficace e incapace di affrontare i problemi reali della città.

In conclusione, l’atmosfera di campagna elettorale, quel periodo psicologicamente compresso e sospeso in cui ogni strategia è valida per ottenere voti, rimane invariata.

Oggi, come in passato, la politica è spesso vista più come un’arte di far credere piuttosto che come una vera e propria arte di governo.

Il Commentariolum serve da avvertimento per l’elettore, esortandolo a riflettere criticamente di fronte a un mare di promesse che affondano le radici in strategie antiche di duemila anni e che, nella realtà di luoghi come Caltanissetta, lasciano un profondo senso di disillusione.

L’eterna questione del Centro Storico, riqualificazione, rivitalizzazione commerciale, creazione di aree pedonali attraenti, si scontano con la realtà di un degrado persistente, con la chiusura di negozi e le difficoltà nella gestione degli spazi pubblici nel cuore della città evidenziano un impegno storico non mantenuto.

Questo fallimento è uno dei motivi principali per cui i cittadini si allontanano, vedendo la loro identità urbana impoverita.

Dove Cicerone suggeriva di promettere in grande per “guadagnare l’amicizia del popolo”, oggi questa strategia ha avuto l’effetto opposto: ha portato a una perdita di fiducia e a un aumento dell’astensionismo, un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti nelle ultime elezioni.

La mancata realizzazione delle promesse e passaggi dall’altra parte o atteggiamenti ambigui, non solo deludono i sostenitori, ma trasformano il voto in un atto privo di significato per una parte sempre più ampia della popolazione. Ad Maiora

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