Il governo Schifani naviga in acque agitate. Il cuore della tempesta è, neanche a dirlo, all’assessorato alla Salute centro nevralgico del potere regionale, dove le frizioni tra i partiti della coalizione minacciano di trasformarsi in una vera e propria crisi di nervi.
Al centro del contendere c’è Daniela Faraoni, nissena di origine, essendo nata a Santa Caterina Villarmosa e madre del sindaco di Serradifalco Burgio, Lega, l’assessora tecnica in quota Forza Italia, la cui testa è chiesta a gran voce da Fratelli d’Italia.
Le voci che corrono tra le segreterie descrivono un clima da “dentro o fuori”. FdI sarebbe pronta ad azioni eclatanti, inclusa l’uscita dall’esecutivo, qualora non si procedesse a un avvicendamento ai vertici della sanità.
Il luogotenente di Giorgia Meloni in Sicilia, Luca Sbardella, tenta una mediazione diplomatica parlando di “battute” e spirito familiare, ma il messaggio politico è cristallino: i meloniani sono pronti a prendere direttamente in mano il timone della sanità siciliana.
Tutto è però congelato in attesa del weekend del 16 e 17 gennaio, quando l’arrivo a Palermo di Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, dovrebbe servire a riportare ordine tra le correnti interne dei berlusconiani.
Non meno complessa è la situazione in casa DC. I “cuffariani” hanno chiesto un incontro urgente al Presidente Schifani per oggi pomeriggio. L’obiettivo è quello di riprendersi i due assessorati perduti e tornare a due mesi fa. Tuttavia, le tensioni interne al partito non mancano, con i deputati Ignazio Abbate e Andrea Messina in competizione per un posto in giunta. La strada per la DC sembra però in salita, complice il tramonto dell’ipotesi di una confluenza nell’Udc di Lorenzo Cesa e il venir meno di profili tecnici.
Mentre la politica discute di poltrone, i dossier tecnici diventano armi contundenti. Le opposizioni hanno presentato un ordine del giorno per istituire una commissione d’indagine sulla gestione della sanità nell’ultimo anno. La vera notizia, però, è che il documento è stato firmato anche da esponenti della maggioranza, come gli autonomisti Di Mauro e Lombardo e la forzista Margherita La Rocca Ruvolo.
I punti neri sollevati sono pesanti e includono: Lo scandalo degli istologici all’Asp di Trapani (3.000 pazienti coinvolti). L’incremento dei posti letto a Villa Aurelia (Siracusa). L’appalto da 13 milioni per la digitalizzazione alla società Engineering. Le procedure per i comandi presso gli uffici dell’Assessorato.
A rendere il quadro ancora più fosco è l’appuntamento giudiziario odierno per l’assessora Elvira Amata (FdI). L’udienza preliminare che la riguarda è seguita con il fiato sospeso: un eventuale rinvio a giudizio potrebbe accelerare la sua uscita dalla giunta, liberando una casella nel già precario puzzle del rimpasto siciliano.
Se Daniela Faraoni dovesse effettivamente lasciare l’incarico, si aprirebbe una partita a scacchi tra Forza Italia (che vuole mantenere la delega) e Fratelli d’Italia (che la rivendica per “mettere ordine”).
Il piano di Fratelli d’Italia: Il nome più forte in caso di un passaggio di consegne a FdI è quello di Francesco Cascio. Già presidente dell’Ars e medico, rappresenterebbe il ritorno a una guida politica di peso. In alternativa, circola il profilo di Giorgio Assenza, attuale capogruppo all’Ars, stimato per la sua capacità di mediazione.
La resistenza di Forza Italia: Se Schifani decidesse di blindare la delega in quota azzurra, si cercherebbe un profilo meno “tecnico puro” della Faraoni e più politico. Si parla di un possibile ritorno in giunta di Marco Falcone (se decidesse di lasciare Bruxelles per un ruolo di primo piano nell’Isola) o, più probabilmente, di un tecnico d’area meno divisivo, come l’attuale manager di un’importante azienda sanitaria provinciale.
L’outsider della DC: Sebbene Andrea Messina e Ignazio Abbate puntino ad altri rami (Autonomie Locali o Agricoltura), Cuffaro potrebbe giocare la carta di un tecnico d’area sanitaria per sparigliare le carte, qualora FdI e FI finissero in un vicolo cieco.
I Dossier della Discordia: perché la Sanità è nel mirino?
La richiesta di una commissione d’inchiesta nasce da una serie di episodi che hanno sollevato dubbi sulla gestione amministrativa e clinica negli ultimi dodici mesi.
Lo scandalo degli esami istologici a Trapani
È forse il punto più drammatico. Si parla di oltre tremila campioni di tessuto (necessari per diagnosticare tumori) rimasti nei cassetti o analizzati con ritardi biblici presso l’Asp di Trapani. Questo ha comportato ritardi letali nelle cure per molti pazienti. L’accusa politica è la mancata vigilanza sui processi di esternalizzazione delle analisi.
Il caso “Villa Aurelia” a Siracusa
Il nodo riguarda l’autorizzazione all’ampliamento di 40 posti letto per la riabilitazione presso la casa di cura privata “Villa Aurelia”. Le opposizioni (e parte della maggioranza) contestano la rapidità e i criteri con cui è stata concessa l’espansione, sospettando un favoritismo verso la sanità privata a discapito della pianificazione regionale che imporrebbe tetti di spesa più rigidi.
L’affidamento alla società “Engineering”
Si tratta di un appalto da 13 milioni di euro per la digitalizzazione del sistema sanitario siciliano. Le polemiche vertono sulle modalità di assegnazione e sulla congruità dei costi, in un settore, quello dell’informatizzazione sanitaria, che in Sicilia è storicamente critico e spesso oggetto di rilievi da parte della Corte dei Conti.
Il ruolo di Salvatore Iacolino
Dirigente generale della Pianificazione Strategica, Iacolino è considerato l’uomo forte della sanità siciliana. Il fatto che esponenti della maggioranza abbiano firmato un atto di accusa contro i dossier da lui gestiti indica una frattura interna a Forza Italia, tra chi sostiene l’operato dell’assessorato e chi (come Margherita La Rocca Ruvolo) chiede una discontinuità netta.
Fonte rassegna stampa
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