Roma, una decina di indagati tra alti ufficialei e amministratori di due società
Corruzione, truffa, inadempimenti in pubbliche forniture, rivelazione di segreto e falso. Sono alcuni tra i reati che la Procura di Roma contesta a vario titolo a una decina di persone, tra alti ufficiali
dell’esercito italiano e amministratori di almeno due società fornitrici delle nostre forze armate.
Al centro del fascicolo – anticipato ieri dal quotidiano Il Domani e nato, a quanto risulta al Fatto, da un esposto partito da ambienti vicini al ministero della Difesa – ci sono le vicende legate alle forniture dell’azienda Tekne, società abruzzese che si occupa della produzione di automezzi (soprattutto camion, autobus e blindati non armati) e di un’altra azienda specializzata nel settore dei droni e della robotica.
La Tekne, è il dato di partenza dei pm, negli ultimi anni avrebbe proseguito e addirittura incrementato le sue forniture all’Esercito italiano rientrando nel programma da 200 milioni di potenziamento dei mezzi della Brigata paracadutisti Folgore e delle Forze speciali dell ’esercito, nonostante una situazione economica che l’ha portata a far registrare una perdita di 30 milioni di euro nel bilancio 2024.
Al contrario, il ministero della Difesa sarebbe passato dall’assegnare tra il 2019 e il 2022 all’azienda
abruzzese commesse ammontanti a complessivi 12 milioni di euro, alle poche centinaia di migliaia di euro (secondo chi ha presentato l’esposto) ottenute da quando a capo del dicastero c’è l’attuale ministro Guido Crosetto.
Come mai, dunque, aumentavano le commissioni dall’esercito mentre diminuivano quelle del ministero?
Se lo stanno chiedendo i magistrati, che da mesi lavorano sul caso e hanno approfondito l’operato del reparto stazione appaltante alla Cecchignola.
È ovvio che, in questo senso, non ci sia nulla di male: una società, seppure in perdita, non è necessariamente esclusa dalle forniture allo Stato.
Il sospetto dei pm romani, tutto da verificare, è però che ci siano stati episodi di corruzione e
che queste agevolazioni illegali abbiano portato nelle casse delle società coinvolte nell’inchiesta soldi pubblici indispensabili per migliorare le voci di bilancio.
Diversi, come detto, gli ufficiali in mimetica indagati. Risulta invece estraneo all’inchiesta l’attuale capo di Stato maggiore dell’esercito, Carmine Masiello, che guida la nostra forza armata
dal febbraio 2024.
Tra l’altro, sempre trattandosi di un fornitore strategico per le nostre forze armate, sulla vicenda Tekne lo scorso anno è intervenuto anche il governo Meloni.
A quanto riporta Il Domani, c’era infatti in piedi una trattativa con una società statunitense per il passaggio sotto la bandiera a stelle e strisce, bloccata dal governo Meloni che ha esercitato il ricorso al golden power e ha bloccato la cessione all’estero.
Ora però incombono gli esiti delle indagini della Procura di Roma.
Da ilFattoQuotidiano di Vincenzo Bisbiglia
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