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Trump: “Cosa sono disposto a fare per prendermi la Groenlandia? Lo scoprirete”

Last updated: 21/01/2026 7:19
By Redazione 103 Views 6 Min Read
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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA
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“Troveremo una soluzione che farà molto contenta anche la Nato”. Trump ammette che il Board of Peace (con Putin) “potrebbe” sostituire le Nazioni Unite, che “non sono molto utili”

 Una lunghissima, biblica conferenza stampa ad un anno dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca. Così Trump distribuisce hype e titoli, a casaccio, prima di andare a Davos a dettare anche lì l’agenda internazionale. E dalla Casa Bianca dice ad esempio che sì, il Board of Peace al quale ha invitato tra li altri anche Putin, “potrebbe” sostituire le Nazioni Unite, che “non sono molto utili”. La Groenlandia? “Scoprirete cosa sono disposto a fare. Sta per succedere qualcosa che sarà molto positivo per tutti. Troveremo una soluzione che renderà la Nato molto contenta e noi molto contenti. Ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale e globale”.

Alla domanda se gli impegni finanziari assunti da altri Paesi con gli Stati Uniti verrebbero meno a causa del suo piano per la Groenlandia, il presidente statunitense ha risposto: “Ne dubito. Hanno un disperato bisogno di quell’accordo con noi. Hanno lottato duramente per ottenerlo. Abbiamo in programma molti incontri sulla Groenlandia a Davos. Credo che le cose andranno molto bene”.

E’ una conferenza a geometria variabile, come spesso accade con Trump, trovare un filo. Gli viene chiesto della Norvegia e del suo presunto affronto per il Nobel: “Ho perso molto rispetto per la Norvegia. Credo fermamente che la Norvegia controlli il premio Nobel. Ho risolto otto guerre, ogni partecipante ha inviato forti raccomandazioni. Nessun presidente ha mai risolto una guerra”.

Poi torna a mettere in discussione i pilastri dell’alleanza atlantica. Da un lato ribadisce che gli Stati Uniti difenderebbero senza esitazioni la Nato; dall’altro si dice molto meno convinto che l’alleanza farebbe lo stesso in caso di bisogno americano. Un dubbio che ignora un dettaglio storico non secondario: l’unica volta in cui l’Articolo 5 è stato attivato, dopo l’11 settembre 2001, fu proprio per sostenere Washington nella guerra ad Al Qaeda.

Nonostante questo, Trump rivendica ancora una volta di essere stato il presidente che ha “fatto più di chiunque altro per la Nato”, attribuendosi il merito di aver spinto gli alleati ad aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil. Un risultato che, a suo dire, gli sarebbe riconosciuto anche dai vertici dell’Alleanza, ma che non cancella – insiste – un problema di fondo: l’Europa non tratterebbe gli Stati Uniti in modo equo.

Alla domanda su come definire il suo rapporto con il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer, Trump risponde: “No, non ho parlato con loro, ma penso di andare molto d’accordo con loro. Voglio dire, mi trattano sempre bene. Diventano un po’ bruschi quando non ci sono, ma quando ci sono mi trattano molto bene. Mi piacciono entrambi”.

Nel suo intervento, il presidente Usa torna poi su uno dei suoi bersagli preferiti. Attacca la deputata democratica Ilhan Omar e la comunità somala negli Stati Uniti, descrivendo la Somalia come uno “Stato fallito” e usando toni apertamente offensivi sugli immigrati, definiti con argomenti che richiamano stereotipi razzisti più che analisi politiche.

Ampio spazio anche alla difesa della sua politica commerciale. I dazi, sostiene Trump, avrebbero rafforzato la sicurezza nazionale senza alimentare l’inflazione, che invece attribuisce all’amministrazione Biden. L’economia americana, secondo la sua versione, sarebbe la migliore di sempre, anche se ammette che eventuali decisioni della Corte Suprema potrebbero costare “centinaia di miliardi di dollari”.

Il discorso scivola sull’immigrazione e sulla sicurezza interna. Trump mostra immagini di presunti criminali, citando numeri elevatissimi per alcuni Stati come il Minnesota, e difende l’operato dell’Ice come strumento fondamentale di controllo dei confini. Concede che errori possano accadere, ma lo fa senza mai mettere in discussione l’impostazione generale. “Fanno qualcosa di incredibile. Ci aiutano a controllare i confini. Può succedere che l’Ice faccia errori. Sono rimasto colpito dalla morte di quella donna”, riferendosi alla morte di Renee Good. “Ho saputo che suo padre è un grande sostenitore di Trump, spero che ancora lo sia“.

Fonte Agenzia Dire www.dire.it

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