Riceviamo e pubblichiamo
Una riflessione che brucia più delle notizie.
Le notizie di questi giorni che riguardano l’onorevole Mancuso, con il loro carico di accuse di corruzione e frode, stanno facendo emergere qualcosa che va oltre il singolo caso giudiziario.
Al di là delle responsabilità personali, che spetterà alla magistratura accertare, colpisce soprattutto il clima che si respira intorno a queste vicende: un misto di rassegnazione, cinismo e, in alcuni casi, inquietante connivenza.
Ci si aspetterebbe indignazione, domande scomode, pretese di chiarezza.
Invece, una parte della politica e ahimè dei cittadini sembra reagire con un’alzata di spalle, come se tutto fosse normale, inevitabile, persino giustificabile.
C’è chi minimizza, chi ironizza, chi arriva a difendere a prescindere, non tanto per convinzione quanto per stanchezza o per appartenenza cieca.
È il segno di un menefreghismo che non nasce dal nulla, ma da anni di delusioni, scandali ripetuti e promesse tradite. Quando tutto sembra marcio, nulla scandalizza più davvero.
Eppure questo atteggiamento ha un prezzo altissimo. L’assuefazione al malaffare è forse più pericolosa del malaffare stesso, perché lo rende stabile, accettabile, quasi parte del paesaggio. Il delirio sta proprio qui: nel trasformare l’eccezione in regola, l’abuso in furbizia, la corruzione in una colpa “comprensibile”.
In questo corto circuito morale si perde il senso del bene comune e si smarrisce l’idea stessa di responsabilità pubblica.
Non indignarsi non significa essere più lucidi o disincantati; spesso significa aver rinunciato a pretendere di meglio. E quando una comunità smette di arrabbiarsi di fronte a certe notizie, smette anche di difendere la propria dignità.
Forse la vera emergenza di questi giorni non è solo ciò che leggiamo nei titoli dei giornali, ma il silenzio, o peggio l’indifferenza complice, che li accompagna.
Perché una democrazia non si logora soltanto con la corruzione di chi governa, ma anche con l’abitudine di chi guarda e pensa che, in fondo, “sia sempre stato così”.
Calogero Palermo Consigliere Comunale e Sognatore.
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