Meloni annuncia, a Borse aperte, che il lavoro del governo su Mps è terminato. E, implicitamente, parla del ruolo nel risiko bancario.
Suona un po’ come un’ammissione. Nel tentativo di giustificare l’operato del governo, Giorgia Meloni di fatto ammette che nel risiko bancario l’esecutivo ha giocato un ruolo da protagonista e che ora è pronto a farsi da parte. Nell’intervista a Bloomberg, Meloni dichiara che il ruolo del governo in Mps “è terminato”. Come a dire che l’obiettivo è stato raggiunto, facilitando il risiko bancario (e facendo anche saltare con il golden power l’operazione Unicredit-Bpm), e ora il governo può farsi da parte. La presidente del Consiglio ricorda che la quota residua è del 4,9% e “non ci dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance”.
Per questa ragione, il governo “non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza”. Meloni definisce Mps come “uno di quei dossier complessi che abbiamo ereditato e che abbiamo gestito con successo” e ribadisce di essere favorevole alla creazione del terzo polo bancario, che sembra possibile proprio grazie agli interventi del governo nel risiko dello scorso anno. Le dichiarazioni di Meloni arrivano, però, a Borse aperte e proprio Mps (e di conseguenza Mediobanca) ci rimettono, con un crollo del titolo che già era pesantemente in perdita dopo la presentazione del piano della banca senese.
Proprio questo è il punto che Stefano Patuanelli, senatore M5s, contesta a Meloni, definendo “sbagliato” e “quasi folle” dichiarare a Borse aperte su Mps: “Se davvero lo Stato esce, lo si fa con un piano chiaro, con tempi certi, con una strategia industriale”. Stessa critica che viene mossa dal responsabile economico del Pd, Antonio Misiani: “Annunciare a mercati aperti che il ruolo dello Stato in Mps sarebbe concluso è una scelta inopportuna e potenzialmente dannosa”. Per Misiani è “una questione di serietà istituzionale e di rispetto verso i mercati. Il governo ha il dovere di agire con responsabilità”.
Non solo Mps: cambio di rotta sui dazi
L’altro capitolo affrontato da Meloni durante l’intervista riguarda i dazi. E anche qui la posizione della presidente del Consiglio sembra traballante. Meloni sostiene di considerare i dati tra Usa ed Europa “un errore”: “Dovremmo andare in una direzione diametralmente opposta: dovremmo muoverci verso un’area di libero scambio”. Eppure, quando Donald Trump ha annunciato le tariffe verso l’Ue, era stata la stessa Meloni, insieme alla sua maggioranza, a ridimensionare l’effetto dei dazi. Ora la posizione è decisamente diversa, con la presidente del Consiglio che sostiene di aver riferito a Trump che lo scontro commerciale non è “una decisione funzionale”.
Fonte lanotiziagiornale.it di Stefani Rizzuti
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