Si è aperto ufficialmente ieri, davanti al giudice Giulia Zappalà, il processo penale per fare luce sulla tragica scomparsa di Mirko Mattina, il pizzaiolo nisseno di soli 26 anni deceduto il 27 dicembre 2021 all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.
Sul banco degli imputati siedono quattro medici del pronto soccorso: R. M. P. (64 anni), M. M. (32 anni), I. O. (59 anni) e C. M. (71 anni). I professionisti (difesi dagli avvocati Sergio Iacona, Sonia Costa e Renata Accardi) devono rispondere delle pesanti accuse di omicidio colposo e cooperazione nel delitto colposo.
Secondo l’impianto accusatorio, l’approccio diagnostico e terapeutico adottato per trattare la pancreatite acuta che aveva colpito il giovane sarebbe stato «carente e colposamente tardivo». In particolare, la Procura contesta la somministrazione troppo lenta dei farmaci necessari. Il processo arriva dopo l’imputazione coatta disposta lo scorso anno dal GIP David Salvucci, che si era opposto alla richiesta di archiviazione.
La voce del padre: «Non parlerò per rabbia, ma per responsabilità»
In concomitanza con l’apertura del dibattimento, Vincenzo Mattina, padre di Mirko, ha affidato ai social una riflessione carica di dolore e dignità, ribadendo la sua determinazione nel cercare la verità assistito dai legali Donatella Baglio Pantano e Andrea Zuccalà.
“Stamattina si è aperto finalmente il processo per la morte di Mirko. Sarò chiamato a testimoniare e racconterò tutto ciò che ho visto e vissuto in quelle ore drammatiche”, scrive Vincenzo. “Non parlerò per rabbia, ma per responsabilità. Non per accusare, ma per raccontare fatti, parole, atteggiamenti, tempi e circostanze che credo fondamentali per comprendere cosa sia accaduto.”
Il padre di Mirko sottolinea come esistano aspetti della vicenda non ancora emersi pienamente:
“Dirò cose che forse spiazzeranno qualcuno, ma lo farò con rispetto. Una giovane vita non può spegnersi senza che ogni dettaglio venga chiarito. Ero lì, ho fatto domande e vissuto l’attesa, l’angoscia e, infine, il silenzio più devastante. Oggi non cerco scontri, ma verità.”
Oltre alla battaglia legale, Vincenzo Mattina ha parlato del percorso interiore che lo sostiene: “In questo cammino doloroso mi sostiene la fede. Chiedo la forza di restare saldo e la luce per chi dovrà giudicare, affinché ogni decisione sia guidata da coscienza e verità”.
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