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Palazzo del Carmine: Tra epurazioni, trasformismo e ombre legali

Last updated: 28/03/2026 8:28
By Sergio Cirlinci 297 Views 7 Min Read
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Il rimpasto della discordia scuote Caltanissetta.

Tra il “licenziamento” degli assessori e il ritardo sospetto della relazione del Sindaco, con l’opposizione che grida allo scandalo: “Non è politica, è un risiko di poltrone”.

Il Consiglio comunale di giovedì sera non è stato un semplice passaggio burocratico, ma un vero e proprio regolamento di conti a cielo aperto.

Al centro del mirino, la scelta del Sindaco Walter Tesauro di dare il benservito agli assessori Marcello Mirisola e Tilde Falcone, rimpiazzandoli con Salvatore Licata (Orgoglio Nisseno) e Cristian Genovese (Fratelli d’Italia). Una mossa che ha scatenato un dibattito al vetriolo, dove le accuse di “doppiogiochismo” si sono intrecciate a seri dubbi sulla legittimità procedurale.

Il neo assessore Licata, nel suo intervento, ha cercato di chiarire la sua posizione e soprattutto la sua decisione parlando della scelta come un modo per dare una mano alla giunta, parlando di ampia collaborazione per risollevare le sorti della città.

E’ intervenuto anche il neo-assessore Genovese, che dal canto suo ha promesso “idee nuove” per anagrafe e randagismo, cercando di smarcarsi da certe polemiche.

L’opposizione però non ha usato mezzi termini, demolendo la narrazione della “scelta collegiale” proposta dalla maggioranza.

Annalisa Petitto ha squarciato il velo dell’ipocrisia, il rimpasto non sarebbe servito a dare slancio alla città, ma a “epurare” chi non abbassava la testa.

Il bersaglio grosso è però l’avvocato Licata, la cui collocazione politica è stata definita “fluida” e “sospesa nella terra di mezzo”.

Per il consigliere Calogero Palermo, il salto della quaglia di Licata dai banchi dell’opposizione alla poltrona di assessore è la prova regina di una politica fatta di trattative sottobanco anziché di coerenza: “La nomina non nasce da un riequilibrio, ma dal risiko delle poltrone per reggersi in piedi”.

Oltre allo scontro politico, emerge un caso procedurale che potrebbe finire nelle aule del TAR.

Il Sindaco ha presentato la relazione sulle surroghe con ben 15 giorni di ritardo rispetto ai 7 previsti dai regolamenti. Un “ritardo cronico” che, secondo l’ex sindaco Roberto Gambino, profuma di scorrettezza istituzionale.

Ritardare la comunicazione ufficiale in aula potrebbe aver ostacolato i tempi tecnici per un eventuale ricorso al TAR da parte degli assessori defenestrati.

Potrebbe esiste il rischio che le delibere votate dai nuovi assessori nel “limbo” temporale tra la nomina e la tardiva comunicazione in Consiglio siano impugnabili per vizi procedurali.

Arrivare in ritardo significa evitare il confronto nel momento di massima tensione, un segnale di debolezza che mina la credibilità dell’amministrazione.

Dalla maggioranza si tenta di resistere alzando lo scudo dell’appartenenza territoriale.

Vincenzo Cancelleri ha rivendicato le scelte di Orgoglio Nisseno a testa alta, parlando di pragmatismo e rispetto per la città sopra i colori politici.

In questo clima di instabilità, restano agli atti i “suggerimenti” non richiesti che suonano come avvertimenti.

Nei riguardi al neo assessore Genovese la consigliera Annalisa Petitto è stata molto chiara: “Abbia prudenza a dimettersi da consigliere”. In una giunta dove gli assessori vengono sostituiti come pedine intercambiabili, mantenere il seggio in aula è l’unica garanzia di sopravvivenza politica.

Al neo assessore Salvatore Licata è arrivata la “tiratina d’orecchie” di Felice Dierna, prendersi meriti altrui, riferendosi alla trasferta romana per ritirate il premio Plastic Free e riporta quanto detto detto dall’ex assessore Aiello che ha definito il tutto uno «spettacolo squallido».

In definitiva, quello a cui abbiamo assistito tra le mura del Consiglio comunale è, ancora una volta, uno spettacolo poco edificante.

Mentre tra i banchi si consumano vendette trasversali e si discute di termini procedurali violati, i cittadini nisseni restano alla finestra, spettatori forzati di un teatro che non gli appartiene.

Ai nisseni, tranne a quella ristretta cerchia di addetti ai lavori che vive di nomine, poco interessa del “risiko” delle poltrone o degli acrobatici cambi di schieramento.

La città chiede risposte concrete, servizi efficienti e una visione di futuro, non una guerra di trincea per un assessorato.

Tuttavia, siamo certi che la questione non finirà qui. La discussione è destinata a infiammarsi ulteriormente, alimentata dal “dente avvelenato”dei defenestrati che non sembrano affatto intenzionati a stare con le mani in mano.

I segnali di una controffensiva sono già evidenti non essendo passate inosservate, ad esempio, quanto detto dai due ex assessori, Falcone e Mirisola, nella trasmissione “La Verità”, andata in onda giovedì scorso su Tfn Canale 84, condotta da Alessandro Silverio e la presenza dell’ex assessore Marcello Mirisola alla recente riunione di Forza Italia a Mussomeli alla presenza dei vertici del partito.

Una presenza importante, volta a ribadire con forza la sua appartenenza al partito, che stride clamorosamente con l’assenzadel Sindaco Tesauro, che probabilmente ha scelto di partecipare all’evento di Grande Sicilia tenutosi al Michele Abate, dove, come da locandina era annunciata la sua presenza, ma di questi due avvenimenti vi diremo in seguito.

Un vuoto, quello del primo cittadino, che pesa come un macigno e conferma come il clima politico a Caltanissetta sia ormai una polveriera pronta a esplodere.

Il rimpasto, che doveva servire a “blindare” la Giunta, rischia di aver innescato una reazione a catena dalle conseguenze imprevedibili. Ad Maiora

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