Si chiude un’era costata oltre 420 milioni di euro alle casse pubbliche. L’operazione, nata nel 2007 come mossa per fare cassa immediata, si è rivelata un boomerang finanziario. Il paradosso finale? A firmare il riacquisto è il fratello dell’ex governatore.
La parabola della “finanza creativa” siciliana giunge al suo epilogo, lasciando dietro di sé un conto pesantissimo per i contribuenti.
Dopo quasi due decenni di canoni milionari, la Regione Siciliana torna formalmente in possesso del proprio patrimonio immobiliare, chiudendo una delle pagine più controverse della sua storia amministrativa: l’affare del Fondo Fiprs (Fondo Immobiliare Pubblico Regione Siciliana).
Tutto ebbe inizio nel 2007, sotto la presidenza di Salvatore Cuffaro. In un momento di forte necessità di liquidità, il governo regionale decise di cedere 30 immobili strategici a un fondo immobiliare.
L’incasso fu di 222 milioni di euro, una boccata d’ossigeno per il bilancio di allora, ma con un “vizio” d’origine: la Regione rimase all’interno di quegli stessi uffici come inquilina.
L’accordo prevedeva il pagamento di canoni d’affitto annui per circa 20 milioni di euro. Una scelta che si è trasformata in un salasso: in 19 anni, la pubblica amministrazione ha versato oltre 352 milioni di euro solo di locazioni, superando di gran lunga la cifra inizialmente incassata con la vendita.
L’analisi contabile evidenzia un paradosso: per ottenere 222 milioni nel 2007, la Regione ha impegnato risorse totali quasi doppie.
| Voce di Costo | Dettaglio Finanziario | Importo Stimato |
| Incasso Iniziale (2007) | Vendita di 30 immobili strumentali | + 222 mln € |
| Canoni di Locazione | Affitti pagati dal 2007 al 2026 | – 352 mln € |
| Riacquisto Quote (2026) | Acquisto del 65% delle quote dai privati | – 68,5 mln € |
| Costi Tecnici | Consulenze legali e due diligence | – 0,1 mln € |
| ESBORSO TOTALE | Somma di affitti e riacquisto | ~ 420,6 mln € |
Il saldo netto è negativo per circa 198 milioni di euro: la Regione ha pagato quasi 200 milioni di “interessi” occulti per quel prestito iniziale.
L’operazione di riacquisto ha visto la Regione trattare con i giganti del credito che detenevano il 65% del fondo. I soci privati che hanno incassato i 68,5 milioni finali sono:
- Intesa Sanpaolo
- Unicredit
- Natixis (banca d’investimento francese)
La Regione, che possedeva già il 35%, ha liquidato questi partner per riprendere il controllo totale attraverso il Fondo Pensioni Sicilia, che agirà come nuovo custode del patrimonio.
Il paradosso burocratico resta. A firmare l’atto è stato Silvio Cuffaro, fratello di Salvatore, oggi dirigente del dipartimento Finanze.
L’operazione coinvolge 30 palazzi, molti dei quali simboli del potere regionale. Ecco la distribuzione dei principali asset:
- Palermo (15 immobili): Tra i più rilevanti figurano le sedi di via Magliocco (ex Lavoro), via degli Schioppettieri, via Leonardo da Vinci (Assessorato Territorio e Ambiente), e i locali di via Ugo La Malfa.
- Catania (4 immobili): Include sedi storiche di uffici periferici e dipartimenti tecnici.
- Siracusa (4 immobili): Sedi di uffici territoriali strategici per la provincia.
- Province Minori: Coinvolti palazzi ad Agrigento, Trapani, Ragusa, Caltanissetta e l’area industriale di Priolo Gargallo.
L’operazione Fiprs rimarrà come l’esempio di quanto sia rischioso scambiare la liquidità immediata con la sostenibilità a lungo termine.
Sebbene il riacquisto oggi permetta di risparmiare i 15-20 milioni annui di affitto (un investimento che si ripagherà in circa 4 anni), non cancella il peso di una scelta che ha ipotecato il bilancio siciliano per due decenni.
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