Si accende il dibattito sul futuro del Centro per l’Impiego e sul suo imminente trasferimento nei locali dell’ex Banca San Michele, qui l’articolo.
Se da un lato l’associazione del Centro Storico Naturale, sebbene di questa sigla poco o nulla si sappia, al punto che alcuni stessi commercianti operanti nella stessa area dichiarano di non essere mai stati interpellati, sposa con entusiasmo il progetto dell’amministrazione, vedendovi un segnale di rinascita dopo anni di immobilismo, dall’altro emerge una lettura meno ottimistica che invita a guardare oltre i proclami. L’associazione in un proprio comunicato, che leggiamo su altre testate non essendoci stato inviato, dichiara che “risultano incomprensibili e ingiustificate le posizioni di alcuni dipendenti pubblici che, per il ruolo che ricoprono, dovrebbero contribuire al buon andamento della città e non ostacolare iniziative strategiche. Il centro storico rappresenta un elemento vitale per la comunità, luogo di incontro, identità e sviluppo”.
A sostegno del progetto è intervenuto anche l’Assessore allo Sviluppo Economico, Guido Delpopolo, il quale ha dichiarato, lo leggiamo sempre su altre testate locali: “Sono contento che i commercianti del centro storico abbiano espresso il loro parere, che è assolutamente in linea con l’amministrazione Tesauro. Questo presenta un duplice vantaggio per il Comune e per Caltanissetta: il primo è in termini di risparmio, perché il Comune sino ad oggi ha pagato circa 60.000 euro all’anno di affitto per gli uffici regionali. Grazie a un bando dell’Assessorato regionale al Lavoro, ci siamo aggiudicati i locali dell’ex San Michele. Questo significherà risparmiare, ma nello stesso tempo riempire di impiegati e funzionari il centro storico, portando una crescita dell’indotto e una prospettiva di sviluppo.”
L’Assessore ha poi collegato l’operazione a una visione più ampia che include l’acquisto dell’ex Banca d’Italia per l’Università e i bandi a fondo perduto per le nuove attività, concludendo che, sebbene sia “una goccia nell’oceano”, l’amministrazione sta lavorando “mattone dopo mattone” per far ripartire il cuore della città“
Ed aggiunge “Le rimostranze appaiono dunque pretestuose e prive di una reale visione d’insieme, soprattutto considerando che l’ex Banca San Michele è pienamente idonea ad accogliere fino a 70 dipendenti, garantendo così un importante afflusso quotidiano di persone nel centro cittadino. Per queste ragioni, si invita a cessare ogni forma di ostruzionismo e a sostenere un percorso che l’amministrazione comunale — insieme al sindaco e alla giunta — sta portando avanti con determinazione, nell’interesse esclusivo della città e del rilancio del suo centro storico”.
Ma al di là degli annunci di circostanza va detto che forse è un “gioco” a somma quasi zero.
L’entusiasmo dei commercianti e dell’amministrazione si scontra con una realtà numerica ben diversa e sa quasi di “beffa”.
Se è vero che il centro storico accoglie un importante ufficio pubblico, non bisogna dimenticare che contemporaneamente si perde l’ennesima banca in centro.
L’operazione rischia di trasformarsi in un semplice rimpiazzamento, se da una parte arrivano circa 70 impiegati, dall’altra ne vanno via una ventina o più, ma, cossa che nessuno di loro fa notare, che scompare uno degli ultimi presidi bancari presenti in centro, con il suo indotto, i clienti, ai quali viene meno un servizio fondamentale per chi vive in una zona quasi del tutto priva di tale servizio.
Il vero successo per il cuore della città si sarebbe ottenuto qualora il Centro per l’Impiego fosse stato allocato in altri locali attualmente vuoti, andando così a sommare nuove presenze a quelle già esistenti.
In questo modo, invece, il saldo tra utenti e lavoratori che frequenteranno quotidianamente l’area rischia di restare quasi invariato.
C’è poi la questione logistica, spesso sottovalutata. I 70 nuovi dipendenti, che tra le altre cose non sembrano essere molto contenti di questa soluzione, come da note diffuse dai sindacati, e il flusso costante di nuova utenza dovranno scontrarsi con la cronica difficoltà di posteggi, un problema che potrebbe rendere il trasferimento un incubo quotidiano sia per chi ci lavora sia per chi deve usufruire del servizio, rischiando di favorire il parcheggio selvaggio, e noi nisseni su questo non siamo secondi a nessuno.
Chi sorride certamente è il bilancio comunale. L’acquisizione, finanziata con fondi regionali, permetterà al Comune di risparmiare circa 60 mila euro l’anno di canoni d’affitto. Un vantaggio economico innegabile per l’ente, ma che difficilmente si tradurrà in quella “nuova linfa” immediata che l’amministrazione e soprattutto alcuni commercianti sperano di avvertire nei propri registri di cassa.
Perché il centro rinasca davvero, questa operazione non può certamente restare isolata. La speranza è che le parole dell’assessore sull’acquisizione sia solo il primo tassello di una strategia più ampia, già annunciata diverse volte ma che si realizzi però al più presto.
Gli occhi della città sono adesso puntati su:
–L’ex Banca d’Italia: la prossima grande sfida per il recupero immobiliare.
–Mensa Universitaria: un servizio fondamentale per rendere il centro a misura di studente.
–Medicina all’ex Vittorio Emanuele: un trasferimento atteso, visto che che dal 1° aprile l’ASP ha spostato la Casa della Comunità in via Malta, lasciando vacanti i locali.
Solo qualora venissero realizzati anche questi tre punti, il centro storico potrebbe finalmente godere di un reale vantaggio strutturale.
La vera svolta con annessi vantaggio economici e sociali non passerebbe solo dalle vetrine dei negozi, ma anche dal mercato immobiliare, l’afflusso di studenti e nuovi professionisti porterebbe alla locazione dei tantissimi immobili, sia commerciali che abitativi, che giacciono sfitti da troppo tempo.
In conclusione, sebbene il risparmio pubblico sia una buona notizia per le casse comunali e per i cittadini, la vera rigenerazione urbana o rinascita richiede nuovi abitanti e nuovi servizi, non solo lo spostamento/sostituzione di “dipendenti” da una sede all’altra.
In definitiva, analizzando i dati con freddezza, certi entusiasmi sollevati sembrano essere dettati più da una chira “simpatia politica” e dalla volontà di difendere l’operato dell’amministrazione a ogni costo, piuttosto che da una valutazione basata sui numeri reali e sulle effettive ricadute economiche per l’intera area.
Il rischio è che, senza una visione d’insieme e la realizzazione di quanto in itinere, il tanto declamato “vantaggio strategico” rimanga solo sulla carta.
Non resta che augurarsi che i tanti progetti annunciati si realizzino al più presto. Ad Maiora
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Foto Italia Nostra
