L’inviato speciale di Trump tenta di bloccare l’inchiesta sui legami tra il Presidente, Melania e il finanziere pedofilo.
Lo rende noto Sigfrido Ranucci su Facebook che replica: “Manderemo in onda il servizio, interesse pubblico prevalente, il servizio andrà in onda”.
Nonostante le pressioni legali e una diffida formale, Report conferma la messa in onda dell’inchiesta sul caso Epstein prevista per domenica 19 aprile. Al centro della bufera c’è Paolo Zampolli, imprenditore italiano e inviato speciale di Donald Trump, che ha tentato di impedire la trasmissione della propria intervista e dei contenuti che lo riguardano.
Il cuore del servizio risiede nelle dichiarazioni esclusive raccolte in Brasile da Amanda Ungaro, ex modella ed ex compagna di Zampolli. La donna, espulsa dagli Stati Uniti dopo il divorzio, lancia accuse pesanti che ridisegnano la narrativa ufficiale della coppia presidenziale:
- Il ruolo di “Cupido”: Sebbene Zampolli si sia sempre accreditato come l’uomo che fece incontrare Melania e Donald Trump, i documenti del Dipartimento di Giustizia suggeriscono una realtà diversa, indicando in Jeffrey Epstein il vero intermediario.
- Il ricatto morale: Secondo Ungaro, esisterebbe un accordo ferreo tra la First Lady e l’imprenditore. «Melania ha paura che lui possa rivelare circostanze compromettenti», ha dichiarato l’ex compagna, parlando di un legame volto a garantire il silenzio reciproco.
La difesa di Zampolli e il fuori onda contestato
La difesa di Zampolli poggia su due pilastri: l’irrilevanza della sua presenza nei cosiddetti Epstein Files (dove il suo nome comparirebbe decine di volte) e la natura “privata” di alcune dichiarazioni. In particolare, i legali contestano la diffusione di alcuni passaggi definiti off the record, contenenti insulti e frasi sprezzanti verso le donne brasiliane.
La replica di Sigfrido Ranucci
Il curatore di Report, Sigfrido Ranucci, ha affidato ai social una risposta netta, ribadendo la legittimità giornalistica dell’operazione:
“Zampolli non è un privato cittadino, è l’inviato del Presidente degli Stati Uniti. Quello che dice, e come lo dice, è di interesse pubblico”.
Ranucci ha inoltre smentito la tesi del fuori onda rubato, precisando che la telecamera sarebbe stata riaccesa su esplicita richiesta dell’interessato e che Zampolli era stato preventivamente informato per iscritto di tutti i temi trattati.
L’inchiesta promette di sollevare nuovi interrogativi sulle reti di relazioni che gravitavano attorno a Epstein, toccando i vertici della Casa Bianca. Nonostante la diffida, Report tira dritto: il diritto di cronaca e la rilevanza istituzionale dei soggetti coinvolti restano, per la redazione Rai, la priorità assoluta.
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