Riceviamo e pubblichiamo
“In merito ai recenti fatti accaduti a livello nazionale, assistiamo sempre più e sempre con più con sconforto a un degrado del dibattito che, purtroppo, sembra essere diventato di moda anche nella nostra Città .
Il termine politica, nella sua etimologia greca (politikḗ), indicava l’arte di governare la città per il bene comune; oggi, quel concetto appare come un reperto archeologico. Siamo passati dai grandi confronti ideologici a una sorta di “reality show”, dove l’avversario non è più qualcuno da battere sulle idee, ma da abbattere come persona attraverso lo sciacallaggio mediatico.
L’Opposizione del “Pretesto”
Il vero cancro del dibattito attuale, tanto a Roma quanto nei nostri palazzi locali, è la trasformazione dell’opposizione in un’inquisizione perpetua. Non si contesta più una azione, una riforma fiscale, un piano urbanistico o una strategia di sviluppo; si scava nel passato di un parente di terzo grado, si cerca il “parente mafioso” o lo scivolone verbale, puntando il dito su vicende private che nulla hanno a che fare con l’azione amministrativa per non parlare degli scontri verbali o quasi fisici.
Questo meccanismo di screditamento personale serve a coprire un vuoto pneumatico di proposte. È molto più facile gridare allo scandalo per una “robetta” privata che spiegare, numeri alla mano, come si intende rilanciare l’economia locale, salvare la sanità pubblica o gestire i fondi del PNRR e tanto altro ancora.
La Distanza tra Campagna Elettorale e Realtà oramai è normalità.
I cittadini sono stanchi di assistere a campagne elettorali permanenti, sono stanchi di assistere a questi continui teatrini. Durante i comizi si promettono “mari e monti”, rinascite miracolose e programmi rivoluzionari. Poi, una volta ottenuta la poltrona, la musica cambia:
I Programmi Evaporano:
Le promesse diventano “obiettivi a lungo termine” o vengono bloccate da fantomatici vincoli burocratici.
I Fatti Mancano:
La trasformazione delle parole in azioni concrete sembra essersi inceppata in un rimpallo di responsabilità.
L’Alibi del Passato:
La colpa è sempre di chi c’era prima, un gioco che non produce un solo centimetro di asfalto nuovo né un miglioramento nei servizi essenziali.
Un Paese e una Città alle Corde anzi ripeto alla Frutta:
Mentre la politica si azzuffa su questioni personali e pretesti infondati, la gente reale affronta una crisi che non aspetta i tempi dei talk show. Gli stipendi sono fermi, mentre l’inflazione ha spinto troppe famiglie sulla soglia della povertà. Il carrello della spesa è diventato un lusso.
Sanità al Collasso: Liste d’attesa infinite rendono il diritto alla salute un privilegio per pochi, costringendo i cittadini a viaggi della speranza o a rivolgersi al privato.
Sicurezza e Infrastrutture: Strade colabrodo, cantieri che durano decenni e un senso di insicurezza crescente sono i segni tangibili di uno Stato e di amministrazioni che hanno smesso di presidiare il territorio con efficacia.
Disoccupazione: Il lavoro povero e la mancanza di prospettive serie impediscono ai nostri giovani di restare e progettare un futuro nella propria terra.
Il Ritorno alla “Vera” Politica sarà un sogno?
La gente non vuole più vedere il dito puntato contro l’avversario per screditarlo personalmente; vuole vedere la mano che firma decreti utili, che apre cantieri e li chiude in tempi celeri, che attua i programmi tanto vantati.
Il vero significato della politica deve tornare a essere la gestione del possibile per il benessere del cittadino.
Senza un ritorno ai fatti e alla dignità del ruolo, senza una classe dirigente capace di parlare di contenuti anziché di pettegolezzi, il distacco tra popolo e istituzioni diventerà una voragine incolmabile.
Il Paese, e la nostra Caltanissetta, non chiedono miracoli, chiedono serietà: meno frutta, meno chiacchiere più politica.
Gaetano Faraci – Apartitico per Dignità”
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