Dove la coerenza affoga, la trasparenza è un’alga e i post social invecchiano peggio del latte al sole.
C’era una volta un’aula consiliare dove le opposizioni, nei volti di Petrantoni, Mulè e Giarratana, cercavano disperatamente di riportare l’amministrazione alla realtà.
Furono loro, stanchi di promesse liquide, a tuonare: “Non riteniamo accettabile che la città possa ancora attendere l’apertura della piscina comunale.”
All’epoca, l’ex assessore Fabio Caracausi rispondeva con il più classico, democristiano e rassicurante dei mantra, “Il più presto possibile”. Un’unità di misura temporale talmente vaga da far sembrare l’attesa per un’era glaciale una pratica sbrigativa.
Il 18 luglio 2025, l’assessore allo sport Toti Petrantoni vestiva i panni del liberatore e parlava di un “risultato storico” e di una “pagina nuova”, promettendo che i nisseni avrebbero finalmente riavuto il loro “riscatto” nei primi mesi del 2026.
A dicembre, il coro si faceva celestiale. Il Sindaco Tesauro annunciava un “passaggio storico” basato sulla concretezza, mentre l’assessore Delpopolo garantiva “massima trasparenza in ogni fase” per quella che sarebbe diventata la piscina “più bella dell’Isola”. Infine, il Presidente del Consiglio Gianluca Bruzzaniti metteva il sigillo, definendo il passato una “grande bugia” e vantandosi che questa amministrazione aveva risolto in un anno ciò che altri avevano bloccato per cinque anni.
Ma è a febbraio che la narrazione raggiunge la precisione di un orologio svizzero. La II° e la V° Commissione consiliare si riuniscono in pompa magna. I presidenti Fabrizio Di Dio e Alessandra Longo, insieme alla vicepresidente Oriana Mannella, incontrano l’ingegnere Michele Scarpulla e l’assessore ai lavori pubblici Calogero Adornetto.
L’obiettivo? Chiedere la conferma ufficiale della data di apertura.
E la risposta fu netta, chaira e senza appello. Si apre il 2 MAGGIO 2026.
I presidenti si dicevano “soddisfatti” per la conferma ribadita anche dal direttore dei lavori.
L’assessore Adornetto, non volendo essere da meno, garantiva che anche le opere accessorie, scale, muri e rifiniture, sarebbero state pronte per quella fatidica data.
Una promessa blindata, tecnica e istituzionale.
Il 2 maggio, la data “confermata” con soddisfazione è stata superata, ma i cancelli sono chiusi, le vasche sono mezze asciutte e l’unica cosa che “galleggia” è l’imbarazzo.
Se Caracausi, almeno, tentava una “mezza risposta”, l’attuale compagine amministrativa, quella delle “pagine nuove”, dei “passaggi storici” e delle “date confermate in commissione”, ha optato per la strategia del polpo, ha lanciato l’inchiostro del silenzio ed è svanita nei fondali del Palazzo.
È affascinante osservare come la “maturità istituzionale” funzioni a corrente alternata, loquace e trionfina quando c’è da attaccare gli altri, convocare commissioni e scattare foto, totalmente muta quando la realtà presenta il conto.
Insomma quella che si rinfacciava agli altri sembra oggi essere diventato un boomerang che colpisce in pieno l’orgoglio. Chi pensava di aver messo il “sigillo finale” alla pratica piscina, ha finito per sigillare anche le comunicazioni ufficiali, come se la data del 2 maggio l’abbiano annunciata gli extraterrestri e non una sequela di assessori, dirigenti e presidenti di commissione che hanno trionfalmente professato sicurezza sino a pochi giorni addietro e con loro i loro più accaniti sostenitorei, pronti ad attaccare chi osare mettere in dubbio la data della riapertura.
Cari cittadini, se volete nuotare, potete farlo solo tra i pixel dei post e i verbali delle commissioni.
Lì l’acqua era altissima, i lavori erano “in corso d’opera” e il futuro era “ottimista”.
Nella realtà, però, mancano componeti importanti, c’è ancora da lavorare e prendere i secchi per le pulizie.
L’importante è aver “rialzato la testa”… peccato che sotto, invece della piscina ci siano i cancelli ancora chiusi. Ad Maiora
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