Cara Caltanissetta,
sono uno dei tanti cittadini che ogni mattina lavora in questa città, si confronta con altri cittadini, osserva i volti stanchi ma ancora pieni di speranza di chi continua ad amare questa terra nonostante tutto.
E oggi sento il bisogno di scriverti.
Non da politico.
Non da esperto.
Non da tuttologo, ma da semplice cittadino di Caltanissetta.
Da uomo che vive questa città, che ci cresce i propri figli, che ci lavora, che ogni giorno prova a credere che questa terra possa ancora rialzarsi davvero.
In questi giorni si respira un’aria strana.
Pesante.
Quasi sospesa.
Caltanissetta sembra in attesa.
Come se tutti stessimo aspettando che qualcosa venga finalmente chiarito fino in fondo.
Le notizie delle ultime settimane hanno aperto ferite profonde. Le inchieste che riguardano il CEFPAS, la gestione delle risorse pubbliche, le assunzioni, i rapporti tra politica, potere e interessi personali, ma anche tutto ciò che continua ad aleggiare attorno ai condizionamenti mafiosi nel nostro territorio, stanno generando nei cittadini un senso di amarezza difficile da spiegare.
Non conosco in modo approfondito le carte processuali e non mi permetterei mai di sostituirmi alla magistratura.
Ci saranno indagini, verifiche, responsabilità da accertare e ognuno avrà diritto di difendersi e di dimostrare la propria correttezza.
Ma c’è una cosa che, da semplice cittadino, non riesco più a ignorare.
La sensazione che questa città, ancora una volta, rischi di perdere fiducia.
Perché quando si parla di fondi pubblici utilizzati in modo discutibile, quando si insinua il dubbio che risorse nate per aiutare una comunità ferita dal post Covid possano essere servite invece a costruire consenso, relazioni o interessi personali, allora il dolore riguarda tutti noi.
Perché quei soldi erano della città.
Erano dei giovani che cercano un’opportunità.
Delle famiglie che vivono difficoltà.
Di chi aspetta sviluppo, lavoro, dignità.
Ed è questo che ferisce di più.
Vedere una città che continua a fare sacrifici mentre cresce il sospetto che qualcuno possa avere usato il proprio ruolo non per servire il territorio, ma per rafforzare sé stesso.
Io amo profondamente Caltanissetta.
La amo anche nelle sue contraddizioni.
La amo quando viene criticata ingiustamente e la amo ancora di più quando soffre.
In tutte le occasioni nazionali ed internazionali dico sempre con fierezza “ Io sono di Caltanissetta”, e lo faccio con grande orgoglio e onorabilità.
Ed è proprio per amore di questa terra che oggi sento di dire una cosa con sincerità e rispetto.
Chi oggi ricopre ruoli pubblici, istituzionali o di rappresentanza e si trova coinvolto, anche indirettamente, in vicende che stanno generando ombre, dubbi o perdita di fiducia nella comunità, dovrebbe avere il coraggio e il senso delle istituzioni di fare un passo indietro.
Non come ammissione di colpa.
Non come condanna anticipata.
Ma come gesto di responsabilità verso la città.
A volte fare un passo indietro significa proteggere la credibilità delle istituzioni che si rappresentano.
Significa dimostrare amore per la propria terra più che attaccamento al proprio ruolo.
E se un domani tutto dovesse chiarirsi positivamente, quel passo indietro potrebbe trasformarsi nel più grande passo avanti possibile, umano, morale e istituzionale.
Perché la dignità non sta nell’aggrapparsi a una poltrona.
La dignità sta nel capire quando il bene collettivo deve venire prima di tutto.
Caltanissetta oggi ha bisogno di verità.
Di trasparenza.
Di esempi credibili.
Ha bisogno di ricominciare a fidarsi.
E forse questa città ha bisogno anche di noi cittadini.
Di cittadini che non si girino dall’altra parte.
Che non si rassegnino.
Che non dicano più “tanto non cambierà mai niente”.
Perché io continuo a credere che questa terra abbia ancora una possibilità; non sono il solo a crederlo!
Ma per salvarla serve coraggio.
Il coraggio della verità.
Il coraggio della responsabilità.
Il coraggio di scegliere finalmente il bene comune.
Con amarezza, con speranza, ma soprattutto con amore profondo per questa città.
Un cittadino qualunque
Fabio Ruvolo
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