Gentile Direttore,
Le scrivo ancora scosso e profondamente indignato dopo aver vissuto in prima persona, o per meglio dire, aver tentato di vivere, l’odissea di sabato presso gli uffici dell’anagrafe, in occasione della prima “apertura straordinaria” per il rilascio delle carte d’identità elettroniche.
Anch’io, come centinaia di altri nisseni esasperati da mesi di attese e appuntamenti impossibili da prenotare online, avevo accolto con speranza ed entusiasmo l’annuncio del Comune.
Un’apertura straordinaria senza prenotazione sembrava la risposta finalmente concreta ai bisogni della cittadinanza. Purtroppo, la realtà si è rivelata un incubo logistico che definire “caos” è persino generoso.
Arrivato sul posto, di fronte a scene di autentico delirio, coda lunghissima, calca disordinata, anziani lasciati senza un briciolo di ombra o assistenza, fino ai malori che hanno richiesto l’intervento dei soccorsi, ho saggiamente deciso di desistere e tornare a casa. Ma la rabbia è rimasta.
Ciò che si è consumato oggi non è stato solo un disservizio, ma una gravissima mancanza di rispetto verso i cittadini.
Non si possono trattare gli utenti come bestiame, costringendoli a ore di sfinimento fisico solo per ottenere un documento d’identità, che è un loro diritto sacrosanto.
La domanda sorge spontanea e la rivolgo direttamente all’assessore al ramo e a chi ha pianificato questa giornata
Ma davvero non immaginavate che sarebbe successo questo?
Davvero la politica e i dirigenti comunali vivono così distanti dalla realtà da non prevedere che, eliminando la prenotazione in una città con 10.000 carte da rinnovare, si sarebbe riversata in un solo giorno una marea umana?
Pensare che basti semplicemente “aprire le porte” per risolvere un problema strutturale dimostra una preoccupante superficialità.
Questa vicenda dimostra una cosa fondamentale, oltre alle belle idee, che in teoria sono anche giuste e condivisibili, ci vuole un’attenta analisi e una pianificazione rigorosa prima di mandare allo sbaraglio i cittadini.
Le buone intenzioni, se non supportate dalla competenza logistica, si trasformano in boomerang pericolosi per l’ordine pubblico e la salute delle persone.
Per evitare questa umiliazione collettiva, sarebbe bastato applicare un minimo di buon senso e di gestione moderna, soluzioni che chi governa una città ha il dovere di conoscere.
Ad esempio il contingentamento con ticket (Numero Chiuso),se la capacità degli sportelli era, poniamo, di 150 pratiche, bastava distribuire la mattina stessa 150 numeri cartacei, bloccando la fila e avvisando immediatamente gli altri cittadini di non attendere inutilmente.
Oppure scaglioni alfabetici o anagrafici. Si poteva dividere l’afflusso per fasce orarie in base alla lettera iniziale del cognome (es. A-L la mattina, M-Z il pomeriggio) o riservare le prime ore del mattino esclusivamente ad anziani e categorie fragili.
Sapendo di richiamare centinaia di persone, era obbligatorio installare transenne per canalizzare la fila in modo ordinato e chiedere il supporto della Protezione Civile per distribuire acqua e vigilare sulla sicurezza.
Come anche un “Click-Day”, anziché l’accesso totalmente libero, si potevano aprire le prenotazioni online specificatamente per quella giornata straordinaria, esaurendo i posti in modo virtuale e non fisico sulla pelle della gente.
Speriamo che questa giornata da dimenticare serva da lezione. La cittadinanza ha bisogno di efficienza, non di “giornate evento” improvvisate che si trasformano in trappole sociali.
Chi ha sbagliato impari a pianificare, perché i cittadini di Caltanissetta meritano rispetto, dignità e servizi all’altezza di una società civile.
Lettera firmata
(Un cittadino che ha rinunciato alla carta d’identità, ma non alla dignità)
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