Un addio improvviso e carico di fortissime tensioni scuote il mondo del giornalismo e della politica. Mario Sechi non è più il direttore di Libero. Ad annunciarlo in prima persona, con un durissimo post sui social, è stato lo stesso giornalista sardo, che ha puntato il dito direttamente contro la proprietà del quotidiano di centrodestra.
«Angelucci mi ha licenziato», ha scritto Sechi sul suo profilo X (ex Twitter). «Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti». Pochi istanti prima dell’affondo esplicito, il giornalista aveva pubblicato un post estremamente criptico con una sola parola: «Libero».
I motivi della scorta e le minacce degli anarchici
La rimozione di Sechi arriva in un momento delicatissimo per la sua incolumità personale. Soltanto poche ore prima del licenziamento, era emersa la notizia dell’assegnazione di una misura di tutela e protezione (la scorta) nei confronti del direttore da parte della Questura di Milano.
Il provvedimento si era reso necessario in seguito a una serie di esplicite minacce di morte arrivate dagli ambienti dell’anarco-insurrezionalismo. All’origine dell’ostilità dei gruppi anarchici ci sarebbero stati alcuni duri editoriali firmati da Sechi su Libero riguardanti il caso di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due militanti rimasti uccisi a Roma, nel Parco degli Acquedotti, a causa della prematura esplosione dell’ordigno artigianale che stavano confezionando. Una presa di posizione netta che ha trasformato il giornalista in un bersaglio, raccogliendo l’immediata solidarietà di esponenti del governo e delle istituzioni, prima del clamoroso benservito editoriale.
I retroscena politici e il valzer delle poltrone
Dietro la rottura tra Sechi e l’editore Antonio Angelucci – parlamentare della Lega e re delle cliniche private, oltre che alla guida di un polo editoriale che comprende anche Il Giornale e Il Tempo – si muovono però anche dinamiche strettamente politiche.
Mario Sechi era approdato alla direzione di Libero nell’estate del 2023, dopo una breve parentesi a Palazzo Chigi come capo dell’ufficio stampa della premier Giorgia Meloni. Negli ultimi mesi, tuttavia, erano emersi malumori striscianti all’interno della coalizione di maggioranza: ambienti della Lega avevano lamentato a più riprese un trattamento considerato poco favorevole da parte delle testate del gruppo Angelucci.
La decisione di sollevare Sechi dall’incarico accelera così un avvicendamento che era già nell’aria da giorni. Secondo i principali retroscena del settore, per la successione alla guida del quotidiano si fa sempre più insistente il nome di Alessandro Sallusti, che si preparerebbe a un clamoroso ritorno sulla poltrona di comando di Libero, ridisegnando gli equilibri dell’informazione d’area governativa.
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