Nel corso del suo intervento al convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria a Rapallo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha tracciato un’analisi comparativa tra l’andamento economico dell’Italia e quello della Spagna. Un parallelo che serve a isolare i reali fattori competitivi dei due Paesi, al di là dei semplici indicatori sul Prodotto Interno Lordo.
Secondo il titolare del Mimit, sebbene la Spagna stia registrando tassi di crescita superiori rispetto a quelli italiani, questo divario non è imputabile a una migliore gestione sistemica o a una maggiore competitività delle imprese iberiche. Al contrario, la forbice si spiega principalmente attraverso due dinamiche strutturali ben precise: la crescita demografica, fortemente trainata dall’afflusso di immigrati, e il minor costo dell’energia.
Il ruolo chiave dei flussi migratori e della demografia
Il cuore della riflessione di Urso risiede nell’impatto che l’andamento della popolazione esercita sui moltiplicatori economici. La Spagna sta beneficiando di un saldo demografico positivo sul lungo termine che funge da volano per la domanda interna e per la disponibilità di forza lavoro. Questo incremento è alimentato in larga parte da una gestione dei flussi migratori che permette di colmare i vuoti occupazionali e di sostenere la crescita complessiva del PIL. L’Italia, di contro, continua a fare i conti con gli effetti depressivi di un inverno demografico prolungato, le cui ripercussioni si riflettono direttamente sulla capacità di espansione economica del Paese.
Costi energetici e competitività
Accanto alla demografia e all’immigrazione, il secondo svantaggio competitivo per l’Italia rimane la bolletta energetica. La Spagna gode storicamente di un mix di approvvigionamento e di infrastrutture che le consentono di garantire a imprese e cittadini prezzi dell’energia sensibilmente più bassi rispetto a quelli italiani. Questo elemento rappresenta un vantaggio indiretto alla produzione, che alleggerisce i bilanci aziendali spagnoli e rende i loro prodotti più competitivi sui mercati internazionali.
La stabilità politica come asset italiano
Nonostante queste criticità strutturali, il ministro Urso ha rivendicato con forza la solidità del sistema Italia rispetto a quello di Madrid, ribaltando i rapporti di forza sul piano politico e istituzionale. “Per il resto, stiamo di gran lunga meglio della Spagna”, ha dichiarato con fermezza il ministro, sottolineando che l’Italia può oggi contare su un governo solido e credibile, che si appresta a diventare uno dei più longevi della storia repubblicana.
Al contrario, la Spagna sconta una forte frammentazione politica che ne paralizza l’azione finanziaria: “La Spagna è in bilancio provvisorio da tre anni”, ha ricordato Urso, evidenziando come l’instabilità politica di Madrid e l’assenza di manovre economiche strutturate sul lungo periodo rappresentino una debolezza sistemica rispetto alla stabilità istituzionale che l’esecutivo Meloni sta garantendo all’Italia.
In conclusione, l’analisi del ministro evidenzia come la sfida per il sistema produttivo italiano non si giochi sulla qualità del tessuto imprenditoriale, ma sulla risoluzione dei nodi strategici legati all’energia e alle politiche demografiche, facendo leva sulla stabilità politica per attrarre investimenti.
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