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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Vannacci scatenato: attacco frontale ai giornalisti, “no” al femminicidio e sfida al governo dalla Costituente di “Futuro Nazionale”
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Vannacci scatenato: attacco frontale ai giornalisti, “no” al femminicidio e sfida al governo dalla Costituente di “Futuro Nazionale”

Autore: Redazione Visualizzazioni: 193 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 14/06/2026
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Un weekend ad altissima tensione politica che consacra la nascita ufficiale di una nuova forza nell’arena del centrodestra. Intervenuto ai microfoni dell’Adnkronos nel bel mezzo della prima Assemblea Costituente di “Futuro Nazionale” – il suo movimento politico che ha radunato oltre 1.500 delegati all’Auditorium della Conciliazione a Roma – il generale ed eurodeputato Roberto Vannacci ha alzato drasticamente il tiro, lanciando un durissimo attacco al mondo dell’informazione e alla maggioranza di governo, blindando al contempo le linee guida della sua scalata politica.

Il fulcro della polemica odierna si sposta sulla narrazione mediatica. Vannacci ha usato parole al vetriolo per descrivere quello che considera un totale asservimento della stampa al “politicamente corretto”. L’attacco ai giornalisti è frontale: il generale li accusa di non avere più l’indipendenza e il coraggio di raccontare i fatti per quelli che sono, preferendo cavalcare l’onda emotiva e amplificare categorie concettuali preconfezionate pur di compiacere la propaganda progressista. “A noi i giornalisti bravi e compiacenti non interessano, li lasciamo a Pd, M5S e Avs”, ha tuonato il leader politico durante i lavori (svoltisi a porte chiuse per la stampa, ma trasmessi in streaming).

Accanto alla dura requisitoria contro i media, resta l’attacco politico alla stessa maggioranza di centrodestra, accusata di aver ceduto alle medesime pressione ideologiche denunciate per la stampa. Al centro della critica c’è la gestione del codice penale: “Da quando in poi un reato è più o meno grave a seconda del sesso, del colore della pelle o dell’orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce?”, ha incalzato il generale, definendo la linea del governo sul femminicidio “un’altra grandissima delusione”.

Per Vannacci, l’introduzione di una fattispecie autonoma per il femminicidio contrasta con l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Un omicidio, argomenta, resta un crimine efferato a prescindere dall’identità di chi lo subisce: “Uomini e donne sono uguali, e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse identiche regole”.

La polemica sul femminicidio e sulla stampa è solo una parte del posizionamento radicale con cui Vannacci ha battezzato il suo partito durante la due giorni romana. Dal palco dell’Auditorium, il generale ha infiammato la platea con parole d’ordine pesantissime, accogliendo la dicitura di “estremista” affibbiatagli dagli avversari:

“In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno, lo scarto, la feccia, e siamo fierissimi di esserlo. L’Italia agli italiani, noi non ci vergogniamo a dirlo.”

I punti chiave emersi nelle ultime ore delineano la piattaforma programmatica di Futuro Nazionale:

–L’asse sulla “Remigrazione”: Vannacci ha rimesso al centro del dibattito la parola d’ordine della remigrazione: “Prima non si poteva dire, ora dicono che non si può fare perché non si può togliere la cittadinanza. Ma noi vogliamo rimandarli a casa, stipulando accordi bilaterali rigorosi”.

–Campagna acquisti e crescita nei sondaggi: Il partito si struttura e fa paura agli alleati di centrodestra (in primis alla Lega). Nelle ultime ore è stato ufficializzato l’ingresso di ben 5 nuovi parlamentari provenienti dalle fila di Lega e Forza Italia. Secondo gli ultimi sondaggi Youtrend, Futuro Nazionale è già attestato al 4,4 per cento su base nazionale, toccando il 6,5 per cento tra gli under 40.

–Guanto di sfida sulle elezioni anticipate: Nel corso del suo intervento conclusivo, Vannacci ha commentato le voci di possibili elezioni anticipate: “Noi siamo pronti a votare anche domani. La premier decida la data, Futuro Nazionale è già in trincea”. Annunciata inoltre l’intenzione di correre con un proprio “autorevole” candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Milano.

La provocazione è lanciata su tutti i fronti. Con una struttura di partito fortemente centralizzata, dove lo statuto prevede che il Presidente nomini direttamente la quasi totalità dei vertici; Vannacci si candida ufficialmente a essere la spina nel fianco del governo Meloni, unendo la battaglia identitaria a un’offensiva totale contro i media tradizionali.

Un dato politico significativo emerge però guardando alle presenze istituzionali in platea: nessun leader o esponente di spicco degli altri partiti ha risposto all’appello. Lo staff di Vannacci aveva infatti esteso l’invito a tutte le forze rappresentate nel Parlamento italiano, “dall’estrema sinistra all’estrema destra”, auspicando un confronto democratico.

La risposta del panorama politico è stata unanime: un cortese ma gelido silenzio. Nessun segretario di partito o big di peso si è presentato all’Auditorium della Conciliazione, lasciando la scena esclusivamente alla “pattuglia” fedele a Vannacci (composta dai deputati coordinati da Edoardo Ziello, tra cui Laura Ravetto, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele e l’economista Antonio Maria Rinaldi).

Un isolamento che lo stesso generale non ha nascosto, commentando con una punta di amarezza la scelta degli alleati e degli oppositori: “Sarebbe stato corretto secondo me rispondere e partecipare anche solo per un saluto, visto che siamo un partito già presente nell’emiciclo parlamentare. Ma l’Assemblea va avanti ugualmente”. La linea è tracciata: per sfidare l’esecutivo e conquistare spazio a destra, Futuro Nazionale dovrà fare affidamento solo sulle proprie forze.

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