Primo incontro con lo scrittore Salvatore Falzone ed il suo ultimo libro “Il sale dei morti”, con l’intervento dello scrittore e nipote di Leonardo Sciascia, Vito Catalano.
Al via la rassegna letteraria “Anche un libro viene cucinato”, organizzata dal Forno Santa Rita in collaborazione con la libreria Ubik di Caltanissetta. Gli incontri – quattro in tutto – avranno luogo nella suggestiva cornice del villaggio rurale Santa Rita Pisciacane, adagiato tra le colline dell’entroterra siciliano a pochi chilometri dal capoluogo nisseno.
Primo appuntamento in programma venerdì prossimo 19 Giugno alle ore 19 con la presentazione del romanzo “Il sale dei morti” (Neri Pozza) di Salvatore Falzone. A dialogare con l’autore sarà Vito Catalano, scrittore e nipote di Leonardo Sciascia.
Il romanzo di Falzone è appunto un noir di atmosfera sciasciana, ambientato nel centro della Sicilia e imperniato sulla ricerca della verità attorno al delitto di un giovane poeta marocchino, trovato morto nei pressi di una miniera di sale dismessa.
Durante la presentazione sarà possibile gustare gli aperitivi preparati dal Forno. Al termine della serata verrà offerto ai presenti il tradizionale “pane cunzato”. Sono previsti anche degli interventi musicali a cura di Giuseppe Rapè.
Dopo l’incontro con Salvatore Falzone sarà la volta di Orazio Labbate, scrittore, editor e critico per La Lettura del Corriere della Sera, che il 31 luglio presenterà con Fiorella Falci il suo “Chianafera” (NNE). A seguire Matteo Collura, giornalista e scrittore, con il suo “Detto in parole semplici” (Rubbettino), in dialogo con Vito Catalano il 7 agosto. E per finire – il 21 agosto – il critico letterario Massimo Onofri, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea, che intratterrà i partecipanti con una riflessione sul tema dell’ “enigmatico rapporto tra un artista e il luogo in cui muore”.
Il titolo della manifestazione prende spunto da una frase di Leonardo Sciascia. Era il 1983 quando Aldo Scimè intervistò per la RAI Sciascia, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo. La conversazione venne preceduta da un pranzo in campagna, offerto da Sciascia che era un abilissimo cuoco. Scimè domandò allo scrittore di Racalmuto: “Ma c’è un rapporto tra buona cucina e letteratura?”. E Sciascia rispose: “Io ritengo di sì, insomma: la buona letteratura come la buona cucina. Anche un libro viene cucinato”.

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