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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > L’ordine del giorno sulla “Remigrazione” passa alla Camera: il Governo approva il testo di Ziello. Ira delle opposizioni
CronacaPolitica

L’ordine del giorno sulla “Remigrazione” passa alla Camera: il Governo approva il testo di Ziello. Ira delle opposizioni

By Redazione 120 Views 10 Min Read
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Montecitorio dà il via libera al testo sui rimpatri volontari assistiti con il parere favorevole del Viminale. La sinistra insorge: «Avete portato in Parlamento gente più razzista di voi». Sullo sfondo, il boom della proposta popolare firmata della destra radicale e lo scontro totale in Aula.

Contents
Cosa prevede l’ordine del giorno Ziello approvato alla CameraLa spinta della piazza: la legge popolare “Remigrazione e Riconquista”Le reazioni dei partiti: tra vicinanza ideologica e sanzioni in AulaLo scontro con i nodi costituzionali ed economiciRidefinire i confini del politicamente accettabile

La parola “remigrazione” ha ufficialmente varcato la soglia istituzionale della Camera dei Deputati, trasformandosi da slogan identitario a baricentro di uno scontro politico senza precedenti. Il Governo ha dato parere favorevole a Montecitorio a un ordine del giorno (odg) che impegna formalmente l’esecutivo a potenziare le politiche di rimpatrio volontario assistito e ad accelerare le misure di contrasto all’immigrazione irregolare.

A siglare l’apertura dell’esecutivo è stato il sottosegretario al Viminale, Nicola Molteni, esprimendo il parere positivo del Governo sul testo presentato dal deputato Edoardo Ziello, esponente della corrente “futurista” e più vicina alle posizioni radicali della maggioranza. Un passaggio che ha scatenato la durissima reazione delle opposizioni di centro-sinistra, esplose in Aula con un pesante atto d’accusa: «Avete portato in Parlamento gente più razzista di voi».

Cosa prevede l’ordine del giorno Ziello approvato alla Camera

L’atto d’indirizzo approvato a Montecitorio si inserisce nel solco dei recenti provvedimenti in materia di sicurezza, ma sposta l’asse del dibattito sul piano dei flussi di ritorno. Il documento impegna il Governo su due fronti:

–Il potenziamento dei Rimpatri Volontari Assistiti (RVA): Iniettare nuove risorse e strutturare piani logistici per incentivare i cittadini stranieri – anche regolari, ma in condizioni di marginalità o mancata integrazione – a rientrare nei paesi d’origine in cambio di contributi economici alla ricollocazione.

–Giro di vite ed espulsioni veloci: Accelerare le procedure di allontanamento coatto per chi non ha i requisiti per l’asilo, aumentando i tempi di trattenimento e la capacità ricettiva dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio).

Mentre la maggioranza rivendica il voto come un atto di “pragmatismo” per alleggerire la pressione sul welfare, l’opposizione denuncia lo sdoganamento istituzionale di un vocabolario e di pratiche discriminatorie.

La spinta della piazza: la legge popolare “Remigrazione e Riconquista”

Il voto parlamentare non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un clima sociale incendiato dal successo di una contestata iniziativa esterna ai palazzi del potere. Sulla piattaforma del Ministero della Giustizia ha infatti registrato un boom di adesioni la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata «Remigrazione e Riconquista».

Il progetto, promosso da un comitato di associazioni della destra radicale (tra cui CasaPound Italia e Rete dei Patrioti), punta a inasprire drasticamente la gestione dei flussi migratori e a incentivare lo svuotamento della popolazione straniera in Italia. Il testo della proposta si articola principalmente su tre pilastri normativi:

  1. Programma Nazionale di Remigrazione: Rappresenta il nucleo della proposta e prevede la nascita di un apposito “Istituto della remigrazione” volto a spingere gli immigrati regolari a lasciare l’Italia. Prevede aiuti economici e logistici a favore degli stranieri regolari che scelgono di tornare stabilmente nel proprio Paese, ma con un divieto di ritorno: chi aderisce perde il diritto di soggiornare in Italia. L’obiettivo dichiarato è affermare il principio giuridico secondo cui non esiste un diritto intrinseco a migrare.
  2. Restrizioni e Misure di Sicurezza (“Riconquista”): Questa parte punta a bloccare i canali di stabilizzazione e facilitare le espulsioni. Introduce una drastica stretta sui ricongiungimenti familiari, la revoca della cittadinanza italiana già acquisita per naturalizzazione in caso di reati gravi, l’abolizione della protezione speciale e l’automatismo dei provvedimenti di allontanamento e rimpatrio per tutti gli stranieri condannati per reati di particolare gravità.
  3. Fondo per la Natalità Italiana: Le risorse economiche risparmiate o ricavate dal contrasto all’immigrazione verrebbero interamente destinate a un fondo monetario finalizzato esclusivamente a sostenere la natalità delle famiglie italiane.

Il cortocircuito tra questa iniziativa popolare e l’apertura del Governo alla Camera ha surriscaldato la Capitale, teatro di accese manifestazioni contrapposte tra i movimenti sovranisti a sostegno dei rimpatri e le associazioni per i diritti umani.

Le reazioni dei partiti: tra vicinanza ideologica e sanzioni in Aula

I partiti della maggioranza di governo mantengono un atteggiamento sfaccettato nei confronti di questa specifica proposta di legge di iniziativa popolare, muovendosi costantemente sul filo del rasoio tra vicinanza ideologica e cautela istituzionale. Al tempo stesso, l’iter parlamentare del testo segue regole precise, accelerate dalla recente mobilitazione di piazza.

All’interno della coalizione di centrodestra si registrano sfumature diverse:

–La Lega: È il partito che si è mostrato più esposto e sensibile al tema. Il deputato leghista Domenico Furgiuele ha attivamente promosso e tentato di ospitare una conferenza stampa direttamente alla Camera insieme agli esponenti del comitato promotore. Anche il leader Matteo Salvini ha espresso una strenua difesa dell’evento in nome della “libertà di parola”.

–Fratelli d’Italia e la destra di governo: Sebbene i vertici istituzionali del primo partito di governo mantengano una formale distanza dalle sigle neofasciste organizzatrici (come CasaPound e Rete dei Patrioti), diverse sponde ideologiche condividono i singoli punti cardine della proposta, come il potenziamento dei rimpatri, la cancellazione delle tutele speciali e la priorità nazionale nell’accesso al welfare.

Il tentativo della Lega di portare fisicamente la “remigrazione” dentro le mura parlamentari ha però scatenato il caos istituzionale. Le proteste delle opposizioni (PD, M5S, AVS) sono state durissime: i parlamentari della minoranza hanno occupato fisicamente la sala stampa della Camera per bloccare lo svolgimento del convegno. Quello scontro ravvicinato ha scosso i palazzi del potere e ha spinto l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio a intervenire con il pugno di ferro, infliggendo severe sanzioni civili e giorni di sospensione a ben 32 deputati dell’opposizione.

Lo scontro con i nodi costituzionali ed economici

Se i promotori della legge popolare la presentano come una risposta al degrado e alla gestione dei flussi, le opposizioni e diverse organizzazioni per i diritti umani (come Lunaria) denunciano il testo definendolo apertamente discriminatorio e mirato a una forma di “pulizia etnica”. Viene fortemente contestato anche il concetto di “volontarietà” del rientro: secondo i critici, la legge punta a creare artificialmente condizioni legali ed economiche insostenibili per costringere i residenti stranieri ad andarsene.

Al di là delle barricate ideologiche, i piani di “remigrazione” ed espulsione su larga scala evocati nel dibattito si scontrano con pesanti vincoli di realtà:

–Il nodo costituzionale: Se il Rimpatrio Volontario Assistito è uno strumento internazionale legittimo, qualsiasi scivolamento verso revoche di cittadinanza o espulsioni basate sull’origine si scontra frontalmente con l’Articolo 3 della Costituzione (uguaglianza dei cittadini) e con i trattati della CEDU.

–Il nodo economico: I dati previdenziali ricordano che i lavoratori stranieri rappresentano circa l’11% degli occupati totali in Italia, risultando strutturali in settori vitali come l’agricoltura, l’edilizia e la manifattura. In un Paese segnato da un profondo inverno demografico, una privazione di massa di forza lavoro rischierebbe di tradursi in un collasso per la tenuta dei conti pubblici.

Ridefinire i confini del politicamente accettabile

Il parere favorevole del Governo al testo di Ziello e lo scontro sulle conferenze stampa delle sigle radicali sanciscono una radicale mutazione della tolleranza linguistica e programmatica nel dibattito italiano. Concetti un tempo relegati ai margini dell’estremismo sono oggi entrati a pieno titolo nel vocabolario istituzionale legittimo.

Il baricentro della politica migratoria è ufficialmente cambiato: la domanda centrale non è più solo “come gestire l’accoglienza e l’integrazione”, ma “come strutturare e accelerare i flussi di rientro”. Un terreno inedito e scivoloso su cui si giocherà lo scontro politico e costituzionale dei prossimi mesi.

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