Un monito fermo, che scuote le coscienze dei leader mondiali e dell’opinione pubblica globale, quello lanciato da Papa Leone XIV al termine della preghiera mariana dell’Angelus in Piazza San Pietro. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, che quest’anno coincide con il 75° anniversario della Convenzione sullo status dei rifugiati, il Pontefice ha voluto rimettere al centro dell’agenda internazionale il dramma di chi è costretto a fuggire.
“Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”, ha scandito con vigore il Santo Padre dal palazzo apostolico. Nel suo discorso, il Papa ha rievocato il valore storico e morale dello strumento internazionale nato tre quarti di secolo fa per tutelare quanti, a causa di guerre, violenze e persecuzioni, si vedono privati della propria terra, della casa e degli affetti familiari.
L’auspicio del Pontefice è che “lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle Nazioni”. Un chiaro richiamo alla responsabilità della politica e dei governi, spesso tentati da logiche di chiusura o indifferenza davanti alle rotte migratorie e alle crisi umanitarie.
Per il Papa, la risposta alla crisi globale non può limitarsi a una gestione burocratica o emergenziale, ma deve tradursi in gesti concreti di solidarietà. Ha quindi esortato la comunità internazionale e i singoli cittadini ad “accogliere coloro che sono vittime di persecuzione perché possano vivere in pace, con dignità e guardare al futuro con speranza”.
Prima dell’appello: riscoprire il silenzio e la contemplazione
Le parole sui migranti hanno coronato una riflessione più ampia incentrata sulla liturgia domenicale. Nel commentare il Vangelo odierno, il Pontefice aveva precedentemente invitato i fedeli a riscoprire la dimensione del silenzio e dell’incontro personale con Dio nel segreto del cuore, sottolineando come solo attraverso una profonda contemplazione interiore si possa diventare “apostoli liberi e credibili”, capaci di farsi carico delle sofferenze del prossimo nel mondo reale. E la prima e più urgente risposta cristiana alle ingiustizie, ha ricordato, deve essere guidata sempre dalla “mitezza, mai dall’odio”.

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