Si chiude definitivamente, dopo 17 anni e un lunghissimo iter giudiziario, la vicenda processuale sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, costata la vita a 32 persone. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei principali imputati, rendendo definitive le condanne stabilite nel processo d’Appello-ter. Tra queste spicca quella a 5 anni di reclusione per Mauro Moretti, 72 anni, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi).
Poche ore dopo la lettura del verdetto della Suprema Corte, Moretti si è costituito spontaneamente in carcere. Le accuse principali rimaste in piedi, dopo i vari colpi di scure della prescrizione su altri reati nel corso degli anni, riguardano il disastro ferroviario colposo.
La reazione dei legali e le parole di Moretti
“Sono indignata da questa sentenza perché profondamente ingiusta”, ha commentato a caldo l’avvocato Ambra Giovene, difensore di Moretti, sottolineando come l’apertura delle porte del carcere per un reato colposo rappresenti a suo avviso una forzatura rispetto a quanto emergeva dalle carte processuali.
Dal canto suo, l’ex top manager ha rilasciato un colloquio al Corriere della Sera prima di varcare la soglia del penitenziario: “Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto. Vado a testa alta e con la schiena dritta. Questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager”. Avendo superato i 70 anni d’età, Moretti avrà comunque la facoltà di chiedere successivamente il differimento della pena o la concessione dei domiciliari.
Le altre condanne e la risposta dei familiari
La Cassazione ha messo la parola fine anche sulla posizione di altri 10 imputati. Tra questi vi è l’ex amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia, la cui condanna è stata fissata in via definitiva a 4 anni e 2 mesi.
La decisione dei giudici mette un punto fermo sull’accertamento delle responsabilità istituzionali e gestionali della tragedia. Immediata la risposta dei familiari delle vittime, riuniti nell’associazione “Il Mondo che Vorrei”. Daniela Rombi, presidente del comitato e madre di una delle giovani vittime, ha replicato duramente alle critiche sollevate dalla difesa di Moretti: “Le dichiarazioni dei legali le rimando al mittente. Mia figlia Emanuela purtroppo non c’è più, ed è solo questo quello che tutti dovrebbero ricordare”.

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