Svolta nell’inchiesta che ha scosso la politica siciliana e la gestione dei contributi pubblici nel Nisseno.
La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha formalizzato la richiesta di giudizio immediato nei confronti del deputato regionale di Forza Italia, Michele Mancuso, e delle altre cinque persone coinvolte nella presunta tangentopoli legata ai fondi dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).
Con questa mossa i magistrati nisseni, ritenendo evidente la prova dei reati contestati, puntano a saltare la fase dell’udienza preliminare per portare gli imputati direttamente davanti al tribunale giudicante.
L’ipotesi accusatoria: “Mance” in cambio di mazzette
Al centro dell’indagine, condotta dalla Polizia di Stato, vi è il meccanismo dei cosiddetti “fondi a pioggia” o “mance” parlamentari inseriti nei bilanci della Regione Siciliana.
Secondo l’ipotesi della Procura, il deputato Michele Mancuso avrebbe favorito l’assegnazione di un finanziamento pubblico da 98.000 euro all’associazione culturale “Genteemergente”, finalizzato all’organizzazione di eventi e spettacoli nella provincia di Caltanissetta.
In cambio di questo “interessamento”, l’esponente politico avrebbe intascato una tangente da 12.000 euro, suddivisa e consegnata in tre distinte tranche in contanti.
Insieme al parlamentare forzista, la richiesta di processo immediato riguarda le figure chiave del presunto sistema corruttivo ai quali viene contestata anche un’ipotesi di truffa aggravata per presunte rendicontazioni di costi fittizi per 49 mila euro a danno della Regione siciliana.
Oltre al reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio contestato a vario titolo, ai coindagati viene addebitata anche la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni della Regione Siciliana. Gli accertamenti contabili avrebbero infatti fatto emergere che circa 49.000 euro del finanziamento pubblico sarebbero stati giustificati e rendicontati attraverso l’emissione di fatture per costi ritenuti del tutto fittizi o ampiamente sovrastimati.
L’inchiesta era culminata nel febbraio scorso con l’esecuzione delle misure cautelari emesse dal Gip Santi Bologna, che aveva disposto gli arresti domiciliari per il deputato Mancuso e per altri quattro indagati, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza emersi da intercettazioni telefoniche, riprese video e riscontri documentali. Contestualmente era stato eseguito un sequestro preventivo di quasi 70.000 euro, ritenuti provento del reato.
Ora la parola passa al Giudice per le indagini preliminari che dovrà valutare la sussistenza dei requisiti per il rito immediato. Resta ferma, per tutti gli indagati, la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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