Ore di altissima tensione e repentini cambi di scenario sul fronte mediorientale. La giornata del 28 giugno ha registrato una pericolosa escalation militare tra gli Stati Uniti, l’Iran e le forze dell’asse sciita, seguita tuttavia da uno spiraglio diplomatico dell’ultima ora. Secondo quanto riferito da fonti giornalistiche internazionali, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per una cessazione immediata delle ostilità, propedeutico a un incontro bilaterale fissato per martedì prossimo.
La fragile intesa giunge al termine di una notte di intensi combattimenti. L’esercito degli Stati Uniti ha condotto massicci bombardamenti lungo l’area strategica del Golfo Persico, prendendo di mira depositi logistici militari e postazioni della difesa aerea iraniana. L’operazione del Pentagono è scattata in risposta a una precedente ondata di raid rivendicata dai Pasdaran: i Guardiani della Rivoluzione avevano infatti lanciato missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Kuwait e in Bahrein, subito dopo un attacco americano mirato contro obiettivi iraniani nella località costiera di Sirik, a ridosso dello Stretto di Hormuz.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato duramente le operazioni via social, ammonendo Teheran con parole perentorie: “Quando imparerà la lezione l’Iran?”.
Il ravvivarsi dei combattimenti ha seriamente rischiato di far saltare i canali diplomatici faticosamente aperti nelle scorse settimane. Nel corso della mattinata, Washington e Teheran si sono scambiate durissime accuse reciproche sul merito di chi avesse violato per primo il precedente accordo di cessate il fuoco. Le rappresaglie incrociate hanno fatto vacillare il tavolo delle trattative, prima che le diplomazie (sostenute dalla mediazione dei partner regionali) riuscissinz a congelare nuovamente le operazioni in vista del vertice di martedì.
Parallelamente alle tensioni dirette tra Usa e Iran, non si ferma l’attività bellica israeliana in Libano, volta a neutralizzare le minacce residue lungo il confine nord nonostante i recenti accordi-quadro. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno confermato di aver individuato e colpito con successo una strategica base sotterranea appartenente a Hezbollah, continuando l’opera di smantellamento delle infrastrutture militari del gruppo sciita filoiraniano.
L’attenzione internazionale è ora tutta rivolta al faccia a faccia di martedì. Resta da capire se la tregua reggerà alle provocazioni sul campo e se i due governi riusciranno a formalizzare un meccanismo stabile per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e la stabilità delle basi alleate nella regione.

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