Momenti di altissima tensione e caos all’interno della casa circondariale “Luigi Bodenza” di Enna, dove nella giornata di oggi è esplosa una violenta rivolta. Oltre cento detenuti si sono impossessati di diverse sezioni del vecchio padiglione dell’istituto penitenziario, mettendo la struttura a ferro e fuoco.
Secondo le prime ricostruzioni, i disordini sono iniziati dopo l’atto di vandalismo e distruzione delle telecamere di videosorveglianza interna, volto a isolare visivamente l’area e impedire il monitoraggio da parte del personale. Successivamente, la protesta è degenerata in una vera e propria occupazione di una parte della struttura, provocando ingenti danni materiali.
Il pretesto della protesta: telefoni isolati dal maltempo
All’origine della violenta sollevazione ci sarebbe un disservizio tecnico legato alle ondate di maltempo dei giorni scorsi. Un fulmine aveva infatti colpito e gravemente danneggiato le centraline telefoniche dell’istituto, provocando il blocco totale delle comunicazioni e rendendo di fatto impossibile per i reclusi contattare i propri familiari. Nonostante il guasto fosse stato riparato e i collegamenti ripristinati proprio nella mattinata di oggi, la tensione accumulata nei giorni di isolamento è comunque sfociata nella rivolta.
La denuncia dei sindacati: «Struttura vetusta e carenza di personale»
L’episodio ha riacceso immediatamente i riflettori sulle condizioni critiche in cui versa il penitenziario siciliano e, più in generale, l’intero sistema carcerario italiano.
Forte la denuncia di Mimmo Nicotra, presidente nazionale della Confederazione Sindacati Polizia Penitenziaria (Co.S.P.), che ha commentato duramente l’accaduto: «Da mesi denunciamo la gravissima carenza di personale all’interno della casa circondariale di Enna. Avevamo già chiesto formalmente lo sfollamento dei detenuti per consentire urgenti lavori di ristrutturazione in un edificio ormai vetusto».
Nicotra ha poi allargato lo sguardo alla crisi nazionale: «La propaganda della politica si scontra drammaticamente con la realtà quotidiana. Ci sono circa 65mila detenuti ammassati nelle carceri italiane a fronte di risorse e organici della Polizia Penitenziaria ridotti all’osso».
Situazione sotto monitoraggio
Sul posto sono state schierate le forze dell’ordine a supporto della Polizia Penitenziaria per cinturare l’area e monitorare l’evoluzione della situazione. Si sta cercando di ricondurre la calma all’interno del padiglione occupato, mentre si avvia la conta dei danni strutturali e si valutano i provvedimenti disciplinari e penali a carico dei promotori della rivolta.

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