Roma 20/07/2026. La Rai avvia verifiche interne sulle fonti e sulla correttezza delle inchieste di Report in seguito alle richieste del Ministro Urso. Il conduttore Sigfrido Ranucci respinge le accuse sui social e rivendica i trent’anni di storia e l’assoluta indipendenza del programma, richiamando il pubblico come unico vero editore.
Il panorama dell’informazione pubblica italiana si trova nuovamente al centro di una dura controversia istituzionale. La Rai ha ufficialmente avviato una serie di verifiche e accertamenti interni — il cosiddetto audit — focalizzati sulla gestione delle fonti e sulla correttezza metodologica delle inchieste realizzate da Report, la storica trasmissione d’inchiesta di Rai 3.
Il provvedimento giunge a stretto giro dopo la formale richiesta avanzata nei giorni scorsi dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intenzionato a fare chiarezza sulla tutela dell’immagine aziendale della concessionaria pubblica.
La dura replica di Sigfrido Ranucci. La risposta del conduttore e autore di Report, Sigfrido Ranucci, non si è fatta attendere.
Attraverso i propri canali social, il giornalista ha espresso profonda amarezza ma al contempo assoluta fermezza, definendo “paradossale” l’intera vicenda. Secondo Ranucci, l’iniziativa ministeriale e i successivi controlli aziendali scaturirebbero da una narrazione distorta e da informazioni palesemente false veicolate da alcune testate giornalistiche nelle ultime settimane.
“Apprendo dalle Agenzie che la Rai ha avviato verifiche sulle fonti e sulla correttezza delle nostre inchieste. Lo fa per tutelare la sua immagine, ma la mia, che in parte è anche Rai, l’ha mai tutelata? È paradossale che la richiesta del Ministro Urso sia nata da informazioni false riportate da alcuni giornali.”
Il conduttore ha poi sottolineato come sia lui sia l’intera squadra editoriale siano pronti ad affrontare questa ennesima procedura di scrutinio senza alcun timore, potendo contare su un solido storico di rigore professionale. Nel corso degli anni, infatti, il programma ha superato con successo numerosi audit analoghi e complesse vicende giudiziarie, tra cui spiccano i noti casi legati all’inchiesta “Autogrill” e al caso “Tosi”, entrambi focalizzati proprio sulla verifica dei metodi di lavoro e sul trattamento delle fonti informative.
L’indipendenza e il legame con i cittadini
Nel suo sfogo, Ranucci ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra la sua figura personale e il valore istituzionale e democratico rappresentato dalla trasmissione. Con una formula destinata a far discutere, ha chiarito la natura profonda di Report, rivendicando il legame unico e indissolubile con la platea dei contribuenti.
“Io non sono e non voglio essere un puro. Ma Report lo è, e ha considerato come unico editore di riferimento il pubblico che paga il canone. Merita rispetto. È la trasmissione con i giornalisti più premiati della storia della televisione, dietro ogni puntata c’è un lavoro pazzesco, fatica, rigore, coraggio e soprattutto quello che spaventa: indipendenza e memoria.”
La difesa appassionata si conclude con un duro atto d’accusa contro quello che viene descritto come un tentativo coordinato di delegittimazione mediatica, volto a silenziare “uno degli ultimi baluardi dell’informazione libera rimasta nel Paese”. Il lancio dell’hashtag #giulemanidareport ha immediatamente raccolto solidarietà e riacceso il dibattito sul perimetro del giornalismo d’inchiesta all’interno del servizio pubblico radiotelevisivo.
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